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Casi


Domanda: Limiti e criteri di emissione di obbligazioni da parte di società cooperative.
Risposta: Gazzetta Ufficiale n. 158 del 08-07-1999 COMITATO INTERMINISTERIALE PER IL CREDITO ED IL RISPARMIO DELIBERAZIONE 3 maggio 1999 Raccolta del risparmio dei soggetti non bancari. Determinazione dei limiti e criteri di emissione di obbligazioni da parte di societa' cooperative. IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER IL CREDITO E IL RISPARMIO Visto l'art. 11, comma 2, del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, che vieta ai soggetti diversi dalle banche la raccolta del risparmio tra il pubblico; Visto l'art. 58, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, che prevede che il richiamato divieto non si applica alle societa' cooperative per la raccolta effettuata mediante titoli obbligazionari; Visto il comma 2 del medesimo articolo che attribuisce al CICR il potere di stabilire limiti e criteri di emissione dei titoli obbligazionari delle societa' cooperative e prevede la possibilita' che il comitato medesimo deroghi ai limiti previsti dal primo comma dell'art. 2410 del codice civile; Visto il comma 3 del suddetto articolo, che assoggetta le societa' cooperative emittenti alle disposizioni degli articoli 2410 e seguenti del codice civile, all'obbligo di certificazione secondo le modalita' previste dal comma 2, dell'art. 15, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, nonche' a quanto previsto dagli articoli 114 e 115 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in quanto compatibili con la legislazione cooperativa; Visto l'art. 2 del decreto del Ministro del tesoro del 7 ottobre 1994, che prevede che ai soggetti che effettuano raccolta di risparmio tra il pubblico e presso soci - ai sensi dell'art. 11, comma 4, lettere c), d), e) e comma 3, lettera a), del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e della delibera del CICR del 3 marzo 1994 - si applicano le norme sulla trasparenza delle condizioni contrattuali previste dal titolo VI capo I, del medesimo decreto legislativo; Considerato che la delibera del CICR del 3 marzo 1994, adottata ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, consente alle societa' per azioni e in accomandita per azioni non finanziarie e alle societa' finanziarie vigilate che abbiano titoli negoziati in un mercato regolamentato di emettere obbligazioni sino all'ammontare del capitale versato ed esistente e delle riserve risultanti dall'ultimo bilancio approvato; Considerato che la delibera suddetta consente alle societa' non finanziarie e finanziarie vigilate che rispettino i requisiti indicati di raccogliere risparmio tra il pubblico mediante cambiali finanziarie e certificati di investimento e prevede che l'ammontare di detta raccolta non possa eccedere, unitamente a quella effettuata mediante obbligazioni, il limite del capitale versato e delle riserve risultanti dall'ultimo bilancio approvato; Considerato che la delibera in questione consente alle societa' cooperative che non svolgono attivita' finanziaria di raccogliere risparmio presso soci, purche' l'ammontare complessivo dei prestiti sociali non ecceda il limite del triplo ovvero del quintuplo del patrimonio, al ricorrere di condizioni specificamente indicate; Tenuto conto delle peculiarita' strutturali e operative che connotano le societa' cooperative nell'ambito del vigente ordinamento societario; Ravvisata la necessita' di disciplinare l'emissione di obbligazioni da parte delle societa' cooperative in modo coerente con la normativa vigente in materia di raccolta dei soggetti diversi dalle banche e di prevedere, in tale ambito, adeguate cautele in favore dei risparmiatori; Sulla proposta della Banca d'Italia; Delibera: 1. Le societa' cooperative possono raccogliere risparmio tra il pubblico attraverso l'emissione di obbligazioni per un ammontare che, unitamente alla raccolta mediante cambiali finanziarie e certificati di investimento, non puo' eccedere il limite del capitale versato e delle riserve risultanti dall'ultimo bilancio approvato. 2. Alle societa' cooperative che raccolgono risparmio mediante l'emissione di obbligazioni si applicano le disposizioni in materia di trasparenza richiamate dall'art. 2 del decreto del Ministro del tesoro del 3 ottobre 1994. 3. La raccolta mediante obbligazioni e' preclusa alle societa' cooperative svolgenti le attivita' finanziarie di cui al comma 1, dell'art. 106 ed al comma 1, dell'art. 113 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385. La preclusione non riguarda le societa' cooperative finanziarie vigilate, iscritte nell'elenco speciale di cui all'art. 107 del decreto stesso. La presente delibera sara' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 3 maggio 1999 Il Presidente: Ciampi


Domanda: ISTAT - Statistica in breve sulle cooperative sociali in Italia
Risposta: Statistica in breve sulla organizzazione, sulle attività, i servizi, i beneficiari e sui bilanci delle cooperative sociali in Italia. Pubblichiamo una sintesi dei principali risultati della rilevazione svolta dall'ISTAT sull'organizzazione, sulle attività, i servizi, i benenficiari e sui bilanci delle cooperative sociali in Italia (disponibile anche sul sito www.istat.it cliccando su "Istituzioni").



Questioni


Domanda: 1- Cosa è una "cooperativa sociale"?
Risposta: L’art. 1 della legge 381/91 definisce le cooperative sociali come imprese aventi “lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed all'integrazione sociale dei cittadini “. Le società cooperative, quindi, organizzano le proprie risorse per il perseguimento di finalità sociali e della promozione umana, da realizzare attraverso la gestione di servizi socio-sanitari, educativi o favorendo, mediante lo svolgimento di attività produttive, l’inserimento nel mondo lavorativo di persone svantaggiate


Domanda: 2- Cosa distingue una cooperativa sociale da un’altra cooperativa?
Risposta: Le cooperative hanno uno scopo mutualistico specifico ossia soddisfare un bisogno dei soci a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato: assicurare ai soci il lavoro (Cooperazione di produzione e lavoro), beni di consumo (Cooperazione di consumo), bisogno di abitazione (Cooperazione edilizia), ecc. Le cooperative sociali, invece, perseguono una mutualità più ampia; l’interesse perseguito, infatti, non riguarda solo i soci della cooperativa bensì l’intera collettività in particolare quella parte di comunità che manifesta problemi di carattere sociale e inserimento nel mondo del lavoro.


Domanda: 3 - Quali sono i tipi di "cooperative sociali" esistenti?
Risposta: L’art. 1 della L.381/91 suddivide tali cooperative in due categorie: a) A. quelle che svolgono attività di gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; b) B. quelle che attraverso le più diverse tipologie di attività agricole, industriali, commerciali o di servizi sono Invece, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone socialmente svantaggiate. c) C. quelle definite miste, possedendo entrambi i caratteri delle due precedenti


Domanda: 4 - Quali attività svolge una cooperativa sociale di tipo a)?
Risposta: Le Cooperative Sociali di tipo A gestiscono servizi socio-sanitari educativi e possono farlo sia direttamente sia in convenzione con enti pubblici. Possono gestire servizi sociali (progetti di reinserimento sociale, centri di aggregazione per ragazzi, centri sociali per anziani, centri rieducativi per malati psichici, case alloggio, case famiglia, ecc), sanitari (strutture sanitarie, assistenza domiciliare ad anziani ecc.), educativi (centri educativi per ragazzi, centri ludici, animazione di strada, formazione per operatori sociali, ecc.).


Domanda: 5 - Quali attività svolge una cooperativa sociale di tipo b) ?
Risposta: Le Cooperative Sociali di tipo B possono svolgere tutte le attività produttive - commerciali, artigianali, industriali o agricole - che siano finalizzate soprattutto all’inserimento lavorativo di soggetti socialmente svantaggiati (ex tossicodipendenti, ex alcolisti, ex detenuti, malati psichici, portatori di handicapp, minori a rischio di devianza, ecc.).


Domanda: 6 - Come riescono a coesistere solidarietà ed imprenditorialità nelle coop.soc.?
Risposta: Le cooperative sociali sono vere e proprie strutture imprenditoriali che, tuttavia, non hanno come obbiettivo primario la realizzazione del profitto economico bensì ricercano la solidarietà sociale che è un bene della collettività. Per raggiungere questa finalità, le risorse di cui dispone una cooperativa sociale devono, al pari di una società commerciale, essere organizzate imprenditorialmente, ottimizzandone, sotto l’aspetto economico, dell’efficacia e dell’efficienza, l’impiego e prestando la massima attenzione alla qualità del servizio fornito, soprattutto in considerazione del disagio sociale in cui versano gli utenti di tale servizio. Generalmente, l'utente non coincide con il cliente in quanto i servizi, nella maggior parte dei casi, sono commissionati dalla Pubblica Amministrazione.


Domanda: 7 - Socio di cooperativa sociale e socio di associazione di volontariato...
Risposta: cosa li distingue? Le organizzazioni di volontariato nello svolgimento delle proprie attività istituzionali si avvalgono prevalentemente dell'opera volontaria dei propri soci, che generalmente dedicano una parte del loro tempo libero alle attività dell'organizzazione. I soci delle Cooperative sociali, partecipando ad una vera e propria impresa, svolgono, invece, un'attività lavorativa, conseguentemente quali soci lavoratori possono essere definiti professionisti del sociale” cui si applicano le norme che regolano la legge 142/2001 sul lavoro in cooperativa.


Domanda: 8 - Gli extracomunitari possono essere soci svantaggiati di cooperative sociali?
Risposta: Ai sensi dell’art. 4 della legge n. 381/1991? La legge 381/1991 elenca, in maniera dettagliata, le persone da considerare socialmente svantaggiate al cui inserimento nel mondo lavorativo devono essere finalizzate le cooperative del tipo B, in particolare: gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione. Come facilmente verificabile, gli extracomunitari non sono esplicitamente previsti nel novero delle persone socialmente svantaggiate. Tuttavia, lo stesso articolo contempla una ipotesi residuale poiché stabilisce che l’elenco possa essere ulteriormente ampliato su disposizione del Presidente del Consiglio dei Ministri.


Domanda: 9 - Una cooperativa sociale può essere trasformata in piccola società coop.va?
Risposta: La piccola società cooperativa è regolamentata con la Legge del 7 agosto 1997, n.266, all'art.21. La norma definisce questa tipologia come una forma semplificata di società cooperativa (la normativa applicabile, come previsto dallo stesso articolo, è la medesima) e nel contempo ne precisa le peculiarità che la contraddistinguono da quest’ultima. In particolare, gli elementi di differenziazione sono il ridotto numero di soci, da un minimo di tre ad un massimo di otto ed esclusivamente persone fisiche, la possibilità per l’assemblea dei soci di autoamministrarsi (sarà necessario, in tal caso, nominare un presidente con mere funzioni di rappresentante legale), l’applicazione delle norme in materia di collegio sindacale previste per le società a responsabilità limitata (art. 2488 e ss. del cod. civ.). La stessa norma disciplina anche l’ipotesi di trasformazione della piccola società cooperativa, esclusivamente in cooperativa non prevedendo espressamente l’ipotesi inversa. Tuttavia, trattandosi di organismi omogenei per finalità ed obblighi, è consentita la trasformazione delle cooperative sociali in piccole società cooperative. Circa le modalità in cui la trasformazione deve avvenire, la norma rimanda agli artt. 2498 e ss. del cod. civ. in materia di trasformazione in società aventi personalità giuridica. Infine si ritiene non necessaria la perizia di stima del patrimonio, avvenendo la trasformazione nell’ambito di società mutualistiche.


Domanda: 10 - Un consorzio di cooperative sociali può prestare servizi a non consorziati?
Risposta: E secondo quale riferimento normativo? Il consorzio, indipendentemente che sia o meno composto di cooperative sociali, oltre che intervenire nei rapporti interni agli imprenditori consorziati, ha la possibilità, se il "contratto di consorzio" lo prevede, di svolgere attività esterna, ma deve istituire (articolo 2612 del Codice civile) un ufficio destinato a svolgere tale attività. In tal caso è prevista l’iscrizione del consorzio al Registro delle imprese. La materia è comunque disciplinata dal Libro V, Titolo X (Dei consorzi con attività esterna) Sezione II, dall’articolo 2612 all’articolo 2615 bis del Codice civile.


Domanda: 11 - Può un socio sovventore cedere in uso gratuito le proprie strutture...
Risposta: agricole ad una cooperativa sociale affinchè i soci della cooperativa appena costituita possano cominciare a lavorare? Risposta Ai sensi dell’art. 4 della legge n. 59 del 1992 è stata introdotta la figura dei soci sovventori, i quali pur assumendo validamente lo status di soci della cooperativa, partecipano principalmente attraverso il conferimento di denaro con il quale costituire fondi per lo sviluppo dell’attività della cooperativa stessa. Nel caso di specie i soci sovventori perseguono uno scopo tipicamente lucrativo, seppur non in contrasto con quello mutualistico proprio dei soci cooperatori ordinari. Premesso quanto sopra e pur non conoscendo la natura delle strutture oggetto della cessione e quindi la presenza di eventuali limitazioni di carattere amministrativo o sanitario, non si individua alcun elemento contrario contenuto nella normativa in materia, affinché un socio sovventore possa cedere in uso proprie strutture alla cooperativa cui partecipa.


Domanda: 12 - E'possibile costituire un consorzio tra cooperative sociali e non?
Risposta: E qual'è la normativa di riferimento? Risposta In tema di cooperative sociali l’art. 8 della Legge 08-11-1991, n. 381 dispone che:" Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano ai consorzi costituiti come società cooperative aventi la base sociale formata in misura non inferiore al settanta per cento da cooperative sociali." Non si presenta quindi alcun limite alla possibilità di costituire un consorzio di cooperative sociali, stante la normativa sopra riportata


Domanda: 13 - Quant'è l'IVA sulle prestazioni di animazione presso le ludoteche comunali?
Risposta: ente o soggetto privato: cooperativa sociale a r.l. tipo di attività svolta: servizi sociali per minori Risposta In base a quanto disposto dalla Tabella A, PARTE II, contenuta nel DPR 633/1972, fra i beni e servizi soggetti all'aliquota del 4 per cento, sono ricomprese le "prestazioni socio-sanitarie, educative, comprese quelle di assistenza domiciliare o ambulatoriale o in comunità e simili o ovunque rese, in favore degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, rese da cooperative e loro consorzi, sia direttamente che in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in generale". Ne deriva che, trattandosi di cooperativa sociale che effettua prestazioni educative nei confronti di minori, si rende applicabile l’aliquota agevolata del 4%.


Domanda: 14 - Come si acquisisce la qualifica di socio di cooperativa?
Risposta: Lo status di socio di una cooperativa si acquisisce solo a seguito di domanda di ammissione e di deliberazione conforme del Consiglio di Amministrazione, verificati i requisiti del richiedente. Una volta avvenuta l’ammissione questa deve essere annotata nel libro dei soci (art. 2525 C.C.). Tale procedura permette al socio di acquisire una serie di diritti e obblighi nei confronti della cooperativa, che risultano essere strettamente personali e non possono essere trasmessi liberamente da un soggetto all’altro, senza l’adesione della cooperativa. Tale evento potrebbe infatti avvenire per eredità o per cessione della quota, ma sempre subordinatamente alla domanda di ammissione al Consiglio di Amministrazione da parte dell’erede o dell’acquirente e alla successiva accettazione di tale domanda. Nel caso di cooperativa edilizia non può quindi essere “aggiunto” un nuovo socio in base ad una quota posseduta dal coniuge o in base all’assegnazione di alloggio attribuita al medesimo.


Domanda: 15 - come trasformare una coop.va in piccola coop.va sociale?
Risposta: La piccola società cooperativa consente di ridurre la base sociale, composta solo da persone fisiche in numero non inferiore a tre e non superiore ad otto. La sua costituzione quale piccola cooperativa sociale è subordinata allo svolgimento di attività agricole, industriali, commerciali o di servizi che permettano l’inserimento nell’ambito lavorativo di persone svantaggiate (o che vedano la persone svantaggiate destinatarie dei servizi tipo A), dove per persone svantaggiate si intendono i soggetti indicati nell’art. 4 della legge 381/91 Per quanto risulti possibile il passaggio da cooperativa di produzione e lavoro a piccola cooperativa sociale di tipo B, tramite opportune modificazioni dell’atto costitutivo, al momento attuale tale trasformazione non appare consigliabile, considerata la prossima entrata in vigore (dal 1 gennaio 2004) della nuova disciplina del Codice Civile in ambito societario, che non prevede più la figura della piccola società cooperativa (l. 30/2003), bensì quella della società cooperativa di minori dimensioni ai sensi dell’art. 2522 C.C..


Domanda: 16 - Quali sono i presupposti per la partecipazione a progetti regionali?
Risposta: Come esplicitamente stabilito dalla legge n. 381 del 1991 le convezioni stipulate dagli enti pubblici a favore delle società cooperative sociali, possono essere stipulate solamente con soggetti iscritti all’albo, istituito a livello regionale, come previsto dall’art. 9 comma 1 della legge citata.Pertanto se una società cooperativa non risulta iscritta in tale albo, automaticamente viene esclusa dalla possibilità di stipulare convenzioni con la Regione, in quanto manca di uno dei requisiti fondamentali previsti dalla legge


Domanda: 17 - Come trasformare una piccola coop.va in una coop. sociale di tipo A?
Risposta: La riforma del codice civile che entrerà in vigore il 1° gennaio 2004 non prevede più la figura della piccola società cooperativa. Il passaggio quindi alla forma di cooperativa sociale consente sin da ora, di evitare eventuali problemi che potrebbero insorgere in seguito a diverse nuove modifiche. Acquisire la denominazione di società cooperativa sociale significa innanzitutto provvedere alla modificazione dell’atto costitutivo della cooperativa, inserendo le clausole richieste dalla legge 381/91 per le cooperative di tipo A). Per quanto attiene l’attività teatrale, si ritiene che questa possa rientrare tra le fattispecie indicate nella legge 381/1991 che prevede la costituzione di cooperative sociali, sia nel caso di inserimento in ambito lavorativo di persone disabili (cooperativa sociale di tipo B), sia nel caso di fornitura un servizio a persone disabili; (cooperativa sociale di tipo A). Fra i vantaggi che si potrebbero ottenere, si segnala: - riduzione di un quarto delle imposte catastali ed ipotecarie dovute per gli immobili destinati all’esercizio delle attività sociali (art. 7 l. 381/91); - ammissione alle gare per progetti in convenzione con la regione (art. 9 l. 381/91); - far partecipare come soci anche persone giuridiche sia pubbliche che private, nel caso in cui nel loro statuto siano previsti finanziamenti per le attività della cooperativa sociale cui intendono partecipare (art. 11 l. 381/91).


Domanda: 18- Quale procedura si attua quando un socio volont. recede devolvendo la quota?
Risposta: Nel caso in cui un socio volontario decida di recedere da una cooperativa e decida volontariamente di non ritirare le quote versate, devolvendole alla cooperativa medesima, si possono venire a creare due diverse possibili ipotesi: 1) Nel caso in cui tale fattispecie sia prevista dallo statuto (come spesso avviene), di norma viene stabilito che le quote ed in genere le somme non riscosse, vengano imputate alle riserve patrimoniali. Si assiste così ad una modificazione di qualifica di tali somme da “capitale sociale” a “riserve 2) Nella seconda ipotesi, quando lo statuto non prevede alcuna soluzione per la destinazione delle quote devolute alla cooperativa, le quote non ritirate al momento del recesso, dovranno essere considerate un atto di donazione da parte del socio e conseguentemente devono essere qualificate come sopravvenienza attiva.


Domanda: 19 - Conviene trasformare una cooperativa con 8 soci in una piccola cooperativa?
Risposta: Con la riforma del diritto societario, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2004, non c’è più distinzione tra cooperativa e piccola cooperativa (art. 2522 C.C.), venendo previsto altresì per le piccole società cooperative l’obbligo di trasformazione in cooperative con meno di nove soci, come previste nel secondo comma di tale articolo. Tale nuovo tipo di cooperativa si costituirà infatti con un numero di soci persone fisiche non inferiore a tre e adotterà le regole stabilite per le società a responsabilità limitata. Ne segue quindi che per una cooperativa si ravvede l’opportunità di rimanere come tale, anche se con meno di nove soci, piuttosto che trasformarsi ora in piccola società cooperativa.


Domanda: 20 - Può una coop.sociale realizzare e vendere beni non attinenti all'att. soc.?
Risposta: Come previsto dalla legge 381/1991 art. 1 comma 1), le cooperative sociali possono svolgere attività commerciali solo nel caso in cui queste siano finalizzate all’inserimento in ambito lavorativo di persone svantaggiate o quando siano finalizzate a fornire beni e servizi a soggetti svantaggiati (servizi socio-sanitari ed educativi). Nel caso in cui una cooperativa sociale, cui è stata affidata la gestione di un cimitero comunale, voglia provvedere anche alla realizzazione e alla vendita di loculi cimiteriali, tale attività si inquadrerà nella tipologia descritta solamente se determinerà nuove possibilità lavorative per persone svantaggiate, come classificate nell’art. 4 della legge citata. Nel caso ciò non avvenga la cooperativa potrebbe perdere la qualificazione di cooperativa sociale, considerato che le descritte attività, manifatturiera e commerciale non rientrano tra gli scopi mutualistici che le cooperative sociali devono porsi. Unica possibile deroga potrebbe aversi nel caso in cui l’attività di costruzione e vendita rimanga del tutto marginale rispetto all’attività sociale svolta.


Domanda: 21- Cosa prevede il regime di attuazione del collegio sindacale nelle coop.soc.?
Risposta: Premesso che i commi 1 e 2 dell’art. 13 del Dlgs 220/02 stabiliscono che, fino all’emanazione dei decreti legislativi attuativi della riforma del diritto societario di cui legge 366/01 gli enti cooperativi (comprese quindi anche le cooperative sociali) sono soggetti alle norme in materia di collegio sindacale previste per le SRL (art. 2488 C.C.), è possibile annotare come con tale disposizione si sono estese anche alle cooperative di maggiori dimensioni le norme già stabilite dalla l. 266/97 per le piccole società cooperative. Da quanto sopra deriva che il collegio sindacale è attualmente obbligatorio solo se : 1) il capitale sociale è superiore a 103.291,38 euro; 2) la nomina è stabilita nell’atto costitutivo; 3) per due esercizi consecutivi si superano due dei seguenti limiti: a) totale attivo dello stato patrimoniale 3.125.000; b) ricavi delle vendite e delle prestazioni 6.250.000 euro; c) dipendenti occupati in media durante l’esercizio 50 unità. L’art. 14 del Dlgs 220/02 contiene a sua volta le disposizioni transitorie per l’adeguamento delle norme statutarie degli enti costituiti prima del 23/10/2003, in attesa di dover applicare la disciplina prevista dalla riforma del diritto societario di cui alle norme di attuazione della legge 366/01


Domanda: 22 - Può un credito d'imposta essere usato in compensazione...
Risposta: ... anche se non riferito all'esercizio precedente il periodo d'imposta in esame? L’articolo 7 della L. 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001) prevede il riconoscimento di un credito d’imposta per i datori di lavoro che nel periodo 1 ottobre 2000 – 31 dicembre 2003 incrementano il numero dei lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato. Tale credito, come specificato anche nella circolare dell’Agenzia delle Entrate del 3 gennaio 2001 n. 1/E, può essere utilizzato in compensazione, su qualsiasi sezione del modello F24, di eventuali debiti da liquidare. Nella stessa circolare, a commento della legge finanziaria del 2001, viene precisato che il credito maturato potrà essere utilizzato dal soggetto beneficiario senza limiti temporali, ricordando però che per mantenerne valida l’applicazione, ogni anno, alla fine dell’esercizio, devono verificarsi i presupposti fissati dalla legge. Non essendovi quindi l’obbligo di utilizzare in compensazione nell’esercizio successivo, il credito maturato, si ritiene che questo possa essere utilizzato in diminuzione dei versamenti in qualsiasi ulteriore periodo d’imposta successivo, anche perché la stessa legge fissa solo il termine iniziale di applicazione alla data 1 gennaio 2001 (art. 7 comma 4). Al comma 10 dello stesso articolo 7, è prevista la possibilità di cumulare tale credito con altri benefici eventualmente concessi, purché non venga superato il limite massimo di 92.962,25 euro, da calcolare su tutto il triennio. Segnalando che la possibilità di poter usufruire di tale credito d’imposta è stata prorogata dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289 (finanziaria 2003), come descritto anche dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 11 del 13 febbraio 2003, è opportuno ricordare che sono previsti incentivi per i soggetti che promuovono l’occupazione a tempo indeterminato anche se hanno già utilizzato tale credito negli anni precedenti. Per poter rientrare in tale contesto sarà comunque necessario presentare in via preventiva al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate una apposita istanza, contenente i dati richiesti dal provvedimento del direttore dell’agenzia stessa.


Domanda: 23 - Definizione del soggetto svantaggiato nelle cooperative sociali di tipo B
Risposta: L'art. 4 della Legge n. 381/91 ha stabilito quali sono le persone svantaggiate per le quali è previsto l'inserimento lavorativo nelle coop.ve di tipo B di cui all'art. 1 della richiamata legge n. 381. L'art. 2 del Dlgs 10 settembre 2003, n. 276 (attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro - G.U. n. 235 del 9/10/2003) alla lettera K considera tale qualsiasi persona appartenente a una categoria che abbia difficoltà ad entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai sensi dell'art. 2, lettera f), del regolamento CE n. 2204/2002, nonchè ai sensi dell'art. 4, comma I, della legge 8 novembre 1991, n. 381. Ora il richiamato art. 2 lettera f) del regolamento CE nell'individuare le persone che sono considerate svantaggiate adotta alcuni criteri che consentono di considerare tali una diversa e svariata tipologia che va molto oltre quelle che sono le previsioni dell'art. 4 della 381. In proposito si chiede a quale legge o disposizione si dovrà fare riferimento per individuare le persone svantaggiate al fine dell'inserimento lavorativo nelle cooperative sociali di tipo B. E' bene precisare subito che la legge 381/91 sulle cooperative sociali è legge speciale e come tale ogni riferimento possibile all'oggetto di tale normativa deve essere sempre individuato all'interno del suo articolato o all'interno di modificazioni successive della stessa norma. In tal senso il richiamo effettuato dal D.lgs. 276/2003 recepisce al proprio interno ulteriori figure di svantaggiati oltre a quelli individuati dalla lg.381/91 ma non anche tale recepimento appare modificativo della legge sulle cooperative sociali, che continuerà ad individuare la sua applicazione esclusivamente alle figure individuate all'interno del proprio art.4."


Domanda: 24 - il rispetto della percentuale del 30% ...
Risposta: quesito: Una cooperativa sociale nata da poco. Parte dei soci viene meno e ne rimangono quattro di cui un soggetto svantaggiato come da art, 4. Quanto tempo ha la cooperativa per essere in regola con il 30 % di soggetti svantaggiati? ma è possibile oggi considerare le categorie del Reg. Ce 2204/2002 come sggetti svantaggiati? E poi se non rimangono più soggetti svantaggiati come da art. 4 la cooperativa sociale si trasforma in coop normale o si deve sciolgliere? risposta: Se vengono rispettati i parametri di bilancio fissati dalla legge, la cooperativa mantiene sempre la sua natura di cooperativa a mutualità prevalente e come tale l'imposta sul reddito si applica sempre nella misura del 30% del maggior reddito definito in sede di accordo con l'Agenzia delle entrate.



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