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LEGGE REGIONALE N. 3 DEL 23-01-1997


Riorganizzazione della rete di protezione sociale regionale e riordino delle funzioni socio - assistenziali
Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE N. 6 DEL 29-01-1997

Il Consiglio Regionale ha approvato.
Il Commissario del Governo ha apposto il visto.
Il Presidente della Giunta Regionale promulga la seguente legge:


 

Entrata.

ARTICOLO 1
(Oggetto)

1. La presente legge detta norme per la programmazione, l’organizzazione e la gestione delle attività e dei servizi sociali, per il riordino delle funzioni socio - assistenziali dei soggetti pubblici che ne sono titolari nonchè la loro integrazione con il sistema dei servizi sanitari e dei servizi educativi, anche ai sensi dell’art. 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Definisce altresì gli indirizzi per la riorganizzazione della rete di protezione sociale regionale, per l’affermazione dei diritti sociali di cittadinanza e della responsabilità dei soggetti istituzionali e sociali per la costruzione di una comunità solidale.


Note:

AVVERTENZA - Il testo della legge viene pubblicato con l'aggiunta delle note redatte dall'Area funzionale segreteria della Giunta (Ufficio segreteria della Giunta), ai sensi dell'art. 4, commi, 1, 3 e 4 della legge regionale 18 dicembre 1987, n. 54, al solo scopo di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Nota all'art. 1, comma unico:
Il testo dell'art. 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142, recante "Ordinamento delle autonomie locali, (pubblicata nel S.O. alla G.U. n. 135 del 12 giugno 1990 e riprodotta nel S.O. al B.U.R. n. 32 dell'1 agosto 1990), è il seguente:
"3. Rapporti tra regioni ed enti locali.


1. Ai sensi dell'articolo 117, primo e secondo comma e dell'articolo 118, primo comma, della Costituzione, ferme restando le funzioni che attengano ad esigenze di carattere unitario nei rispettivi territori, le regioni organizzano l'esercizio delle funzioni amministrative a livello locale attraverso i comuni e le province.

2. Ai fini di cui al comma 1, le leggi regionali si conformano ai principi stabiliti dalla presente legge in ordine alle funzioni del comune e della provincia, identificando nelle materie e nei casi previsti dall'articolo 117 della Costituzione gli interessi comunali e provinciali in rapporto alle caratteristiche della popolazione e del territorio.

3. La legge regionale disciplina la cooperazione dei comuni e delle province tra loro e con la regione, al fine di realizzare un efficiente sistema delle autonomie locali al servizio dello sviluppo economico, sociale e civile.

4. La regione determina gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e territoriale e su questa base ripartisce le risorse destinate al finanziamento del programma di investimenti degli enti locali.

5. Comuni e province concorrono alla determinazione degli obiettivi contenuti nei piani e programmi dello Stato e delle regioni e provvedono, per quanto di propria competenza, alla loro specificazione ed attuazione.

6. La legge regionale stabilisce forme e modi della partecipazione degli enti locali alla formazione dei piani e programmi regionali e degli altri provvedimenti della regione.

7. La legge regionale fissa i criteri e le procedure per la formazione e attuazione degli atti e degli strumenti della programmazione socio-economica e della pianificazione territoriale dei comuni e delle province rilevanti ai fini dell'attuazione dei programmi regionali.

8. La legge regionale disciplina altresì , con norme di carattere generale, modi e procedimenti per la verifica della compatibilità fra gli strumenti di cui al comma 7 e i programmi regionali, ove esistenti,.


 

ARTICOLO 2
(Finalità e principi)

1. Il sistema di protezione sociale è finalizzato a realizzare una rete di opportunità e di garanzie orientate allo sviluppo umano e al benessere della comunità , al sostegno dei progetti di vita delle persone e delle famiglie, all’esercizio di una cittadinanza attiva.

2. L’ordinamento dei servizi sociali si informa in via prioritaria, ai seguenti principi: a) universalità degli interventi diretti alla generalità della popolazione;

b) centralità dell’azione promozionale volta a sviluppare l’autonomia sociale dei singoli e della comunità;

c) valorizzazione e sostegno delle reti sociali primarie, in primo luogo le famiglie, quale ambito di relazioni significative per la crescita, lo sviluppo e la cura della persona;

d) sviluppo delle reti comunicative, quale fattore di integrazione e di autogoverno dei soggetti;

e) valorizzazione delle risorse solidali e di autorganizzazione della società nella varietà delle sue libere articolazioni in un contesto di regole universali definite dal soggetto pubblico.

 

ARTICOLO 3
(Funzioni sociali)

1. La presente legge disciplina:

a) le funzioni amministrative relative al settore organico dei servizi sociali spettanti al Comune, ai sensi dell’art. 9 della legge 8 giugno 1990, n. 142, salvo quanto espressamente attribuito ad altri soggetti della legge statale e regionale secondo le rispettive competenze;

b) le funzioni relative alla organizzazione ed alla erogazione dei servizi trasferite al Comune ai sensi del DPR 24 luglio 1977, n. 616;

c) ogni altra funzione sociale attribuita o delegata al Comune con legge dello Stato o della Regione;

d) le funzioni assistenziali spettanti alle Province ai sensi dell’art. 5 della legge 18 marzo 1993, n. 67.


Note:

Note all'art. 3, comma unico, lett. a), b), e d):
- Il testo dell'art. 9 della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Si veda la nota all'art. 1, comma unico), è il seguente:
"9. Funzioni.

1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed il territorio comunale precipuamente nei settori organici dei servizi sociali, dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

2. Il comune, per l'esercizio delle funzioni in ambiti territoriali adeguati, attua forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia,. - Il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, recante "Attuazione della delega di cui all'art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382" è pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 234 del 29 agosto 1977 e riprodotto nel S.O. al B.U.R. n. 40 del 7 settembre 1977.

- Il testo dell'art. 5 della legge 18 marzo 1993, n. 67, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio-assistenziale" (pubblicata nella G.U. n. 66 del 20 marzo 1993), è il seguente:
"5. Servizi assistenziali.

1. Le funzioni assistenziali, già di competenza delle province alla data di entrata in vigore della legge 8 giugno 1990, n. 142, sono restituite alla competenza delle province che le esercitano, direttamente o in regime di convenzione con i comuni, secondo quanto previsto dalle leggi regionali di settore, che le regioni approveranno entro il 31 dicembre 1993.

2. In ogni caso dovranno essere destinate risorse finanziarie in misura almeno pari a quelle effettivamente impegnate nel 1990, con l'incremento progressivo delle percentuali di aumento dei trasferimenti erariali per il 1991, il 1992 e il 1993".

 

ARTICOLO 4
(Destinatari)

1. Sono destinatari delle prestazioni sociali le cittadine e i cittadini italiani e stranieri, gli apolidi e i rifugiati residenti in Umbria. Le prestazioni sociali si estendono altresì alle persone occasionalmente o temporaneamente presenti in Umbria allorchè si trovino in condizioni di difficoltà tali da non consentire l’intervento da parte dei servizi della Regione o dello Stato di appartenenza, salvo rivalsa in base alla normativa vigente.

 

ARTICOLO 5
(Diritti sociali di cittadinanza)

1. Gli interventi sociali garantiscono:

a) l’eguaglianza di opportunità a condizioni sociali e stati di bisogno differenti;

b) il rispetto della dignità della persona con riferimento alle esigenze di riservatezza delle informazioni che riguardano la sua condizione;

c) il diritto ad una maternità e paternità consapevole e l’affermazione dei diritti e del benessere del nascituro;

d) la conoscenza dei percorsi assistenziali e l’informazione sui servizi disponibili;

e) la libertà di opzione tra le prestazioni erogabili nell’ambito del sistema dei servizi;

f) l’accesso e la fruibilità delle prestazioni in tempi compatibili con i bisogni.

 

TITOLO I
NORME DI CARATTERE GENERALE

ARTICOLO 6
(Azioni positive per la qualità )

1. Gli Enti locali promuovono azioni positive, a carattere socio - educativo - culturale, per ricostruire e sviluppare i legami di condivisione e di appartenenza alla comunità . Tali azioni sono dirette:

a) a migliorare la qualità delle relazioni interpersonali e la vita quotidiana anche favorendo lo sviluppo di armoniche relazioni fra le generazioni;

b) a migliorare la qualità dei contesti urbani e dell’ambiente, la cultura ed il tempo libero delle persone e delle famiglie;

c) a ridurre le situazioni di rischio sociale con particolare riferimento ai bambini e alla donna, agli adolescenti e ai giovani.

2. Le finalità di cui al comma 1 sono perseguite mediante l’integrazione progettuale delle risorse formali e informali nonchè con programmi intersettoriali diretti alle aree sociali specifiche: infanzia, età evolutiva, famiglie e donne, giovani, popolazioni anziana.

 

ARTICOLO 7
(Attività sociali di promozione)

1. Gli Enti locali, anche con l’apporto delle organizzazioni di utilità sociale di cui all’art. 32, incentivano le attività sociali di promozione. Tali attività comprendono, fra l’altro, i servizi di comunicazione, di mutualità e di prossimità .

 

ARTICOLO 8
(Servizi di comunicazione)

1. I servizi di comunicazione assolvono ad una funzione di informazione, conoscenza e sostegno sociale diretta a far acquisire ai singoli soggetti consapevolezza, autonomia a responsabilità per l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

 

ARTICOLO 9
(Servizi di mutualità)

1. I servizi di mutualità favoriscono lo scambio di prestazioni e di tempo fra persone e gruppi sociali che intendono autorganizzarsi per la realizzazione di determinati servizi.

2. I Comuni, al fine di sostenere le reti di mutualità fra i cittadini, singoli o associati, possono promuovere la costituzione di Centri di riferimento con il compito di raccogliere e gestire le disponibilità dirette ad impieghi sociali.

 

ARTICOLO 10
(Servizi di prossimità)

1. I servizi di prossimità sono forniti a livello locale alle famiglie e ai nuclei di convivenza e sono orientati alle nuove esigenze derivanti dalla trasformazione delle strutture demografiche, familiari e dei modi di vita. I servizi si articolano in tre aree:

a) servizi alle persone anziane attinenti a bisogni di cura e di socializzazione;

b) servizi di supporto alle famiglie, atti a semplificare la vita quotidiana della famiglia nello svolgimenti di propri compiti e attività;

c) servizi a struttura comunitaria, rivolti a bisogni sociali collettivi e riferiti all’intero ciclo di vita.

2. I servizi di prossimità possono essere realizzati con il coinvolgimento attivo dei soggetti sociali.

 

ARTICOLO 11
(Centro regionale per l’infanzia e l’età evolutiva)

1. E' istituita presso la Giunta regionale il Centro regionale per l’infanzia e l’età evolutiva, quale strumento conoscitivo per la programmazione e il coordinamento delle politiche per l’infanzia. Esso svolge, mediante le strutture della Giunta regionale, i seguenti compiti:

a) attività di documentazione, studio, ricerca sulla condizione di vita dell’infanzia, delle donne e delle famiglie, a supporto dell’Osservatorio di cui all’art. 37 e delle attività di programmazione dei soggetti pubblici;

b) elaborazione di linee di indirizzo e di intervento in relazione ai diritti, ai bisogni e ai doveri dell’età evolutiva, alla promozione del benessere dell’infanzia, alla responsabilità degli adulti nonchè alla definizione di piani intersettoriali di azione per l’infanzia;

c) promozione di forme di partecipazione delle bambine e dei bambini alla progettazione di spazi ed interventi che li riguardano;

d) monitoraggio della qualità degli interventi e dei servizi per l’infanzia e valutazione dell’efficienza e dell’efficacia.

2. La Giunta regionale promuove, mediante l’attività del Centro, raccordi interistituzionali per il coordinamento delle attività rivolte all’infanzia, attraverso forme di partecipazione, accordi di programma, rapporti convenzionali con i Comuni, le Province e gli altri soggetti pubblici e privati.

 

ARTICOLO 12
(Servizi per la maternità e paternità responsabile)

1. La Regione individua con il piano sociale i servizi rivolti alla tutela sociale della maternità e alla promozione di una paternità responsabile anche con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che limitano il diritto alla procreazione libera e consapevole. Tali servizi si integrano con quelli previsti dal piano sanitario regionale.

 

TITOLO II
IMPOSTA SULLE CONCESSIONI STATALI DEI BENI DEL DEMANIO E DEL PATRIMONIO INDISPONIBILE
CAPO I
OGGETTO E MISURA DELL’IMPOSTA. SOGGETTO PASSIVO.

ARTICOLO 13
(Interventi socio - assistenziali)

1. Gli interventi socio - assistenziali hanno natura solidaristica e sono rivolti a persone, famiglie e aree sociali svantaggiate, mediante azioni di supporto integrative ovvero sostitutive di funzioni proprie della rete sociale primaria.

2. Gli interventi di cui al comma 1 sono definiti dai soggetti titolari sulla base di una analisi integrata dei bisogni e delle problematiche presenti nell’ambito familiare e nel contesto di riferimento.

3. Gli interventi socio - assistenziali in particolare comprendono: i servizi domiciliari, gli interventi di sostegno economico, i servizi per l’alloggio, i servizi semi - residenziali e residenziali, gli interventi di accoglienza e sostegno sociale e la tutela sociale dei minori.

 

ARTICOLO 14
(Servizi domiciliari)

1. I servizi domiciliari si configurano come insieme coordinato di attività socio - assistenziale e socio - educative, rese al domicilio di personale di qualsiasi età , che vivono una condizione di dipendenza e di famiglie o nuclei di convivenza con soggetti non autosufficienti, a sostegno delle competenze genitoriali e degli impegni di cura quotidiani.

2. Le prestazioni sanitarie, erogate in forma ingrata con quale socio - assistenziale - educative, sono assicurate dal Servizio sanitario regionale tramite i propri presidi.

 

ARTICOLO 15
(Interventi di sostegno economico)

1. Gli interventi di sostegno economico sono diretti a persone, famiglie e nuclei di convivenza sprovvisti delle risorse necessarie a soddisfare i bisogni fondamentali della vita quotidiana e comprendono:

a) contributi economici continuativi;

b) contributi <<una tantum>> per situazioni di emergenza individuale o familiare.

2. Possono essere previste piccole anticipazioni a titolo di prestito senza interessi, attraverso apposite convenzioni con istituti di credito e sulla base di piani di restituzione concordati, in favore di famiglie con figli e di persone sole o con figli, in gravi e temporanee difficoltà finanziaria.

3. I Comuni disciplinano con apposito regolamento gli interventi di cui ai commi 1 e 2, nell’ambito dei criteri definiti dal piano sociale regionale.

 

ARTICOLO 16
(Servizi per alloggio)

1. I Comuni, per far fronte a stati di bisogno abitativo di soggetti cui siano accertate particolari condizioni di debolezza, con riferimento all’età , all’assenza di reti familiari, alle condizioni di salute, sociali ed economiche, provvedono:

a) ad interventi di manutenzione e di adeguamento di alloggi;

b) alla concessione di contributi per l’installazione di servizi ad uso domestico;

c) all’integrazione parziale o totale dei canoni di locazione;

d) alla stipula di convenzioni anche tramite gli IERP con soggetti privati proprietari di immobili da destinare ad abitazioni.

2. I Comuni provvedono all’utilizzazione degli immobili, di cui alla lettera d) del comma 1, mediante la formazione di apposite graduatorie.

3. Per il soddisfacimento del fabbisogno abitativo di soggetti fruenti di intervento socio - terapeutico e per la realizzazione di servizi residenziali di tipo comunitario, si applicano le disposizioni previste dalla normativa regionale vigente.

4. Ai sensi dell’art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 179, la Giunta regionale destina, nell’ambito dei programmi di edilizia residenziale pubblica, quota parte delle risorse finanziarie alla realizzazione ed al recupero di alloggi per far fronte a stati di bisogno abitativo, anche a favore di soggetti socialmente deboli.


Note:

Nota all'art. 16, comma 4:
Il testo dell'art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 179, recante "Norme per l'edilizia residenziale pubblica, (pubblicata nel S.O. alla G.U. n. 50 del 29 febbraio 1992), è il seguente:

"4. Quota di riserva per particolari categorie sociali.

1. Le regioni, nell'ambito delle disponibilità loro attribuite, possono riservare una quota non superiore al 15 per cento dei fondi di edilizia agevolata e sovvenzionata per la realizzazione di interventi da destinare alla soluzione di problemi abitativi di particolari categorie sociali individuate, di volta in volta, dalle regioni stesse. Per tali interventi i requisiti soggettivi ed oggettivi sono stabiliti dalle regioni, anche in deroga a quelli previsti dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni.

2. Le regioni, altresì , potranno destinare nell'ambito della riserva di cui al comma 1, una quota dei fondi di cui all'articolo 13, lettera b), della legge 5 agosto 1978, n. 457, per la realizzazione da parte di cooperative edilizie a proprietà indivisa di alloggi da assegnare in godimento a lavoratori dipendenti, con le procedure attuative di cui all'articolo 55, lettera c). della legge 22 ottobre 1971, n. 865.

3. In sede di prima applicazione della presente legge, nel quadro dell'attività di vigilanza di cui all'articolo 4, primo comma, lettera e), della legge 5 agosto 1978, n. 457, le regioni formulano al Ministero dei lavori pubblici proposte per risolvere eventuali problemi finanziari di cooperative edilizie in difficoltà economica, utilizzando la riserva di cui al comma 1. In caso di mancata capienza nei suddetti fondi, le regioni possono provvedere con proprie disponibilità . I requisiti essenziali per i singoli soci delle medesime cooperative, al momento dell'assegnazione dell'alloggio, rimangono fissati dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni e integrazioni".

 

ARTICOLO 17
(Servizi semiresidenziali e residenziali)

1. I servizi semiresidenziali comprendono attività assistenziali, parzialmente tutelari e di promozione, dirette a gruppi di persone, per più ore al giorno e per più giorni alla settimana. Tali servizi in relazione ai caratteri dell’utenza, possono integrare gli interventi di assistenza domiciliare, essere luogo di cura della personale, di socializzazione e di promozione culturale.

2. I servizi residenziali sono finalizzati all’accoglienza, temporanea o stabile, di persone le cui esigenze assistenziali non possono trovare soluzione adeguata mediante gli altri interventi di cui alla presente legge. Vengono di norma privilegiati servizi residenziali a struttura familiare e comunitaria per consentire relazioni sociali personalizzate e condivisione delle condizioni di vita.

 

ARTICOLO 18
(Accoglienza e sostegno sociale)

1. Per i soggetti in condizioni di dipendenza, soli o in famiglia, può essere prevista, a sostegno o ad integrazione delle funzioni assolte dalla rete familiare, l’ospitalità diurna e temporanea, presso famiglie di appoggio o singole persone con il consenso degli interessati e nell’ambito di un continuo rapporto con i servizi sociali.

2. In favore delle famiglie o singole persone che accolgano i soggetti di cui al comma 1 può essere corrisposto un assegno di cura nell’ambito di criteri stabiliti dal piano sociale regionale.

 

ARTICOLO 19
(Emergenza assistenziale)

1. L’emergenza assistenziale si propone di offrire sostegno domiciliare e immediata accoglienza alle persone che per qualsiasi motivo ne abbiano necessità mediante la disponibilità di strutture e risorse di tipo residenziale. In particolare tali interventi sono rivolti:

a) ai minori per i quali si deve disporre un immediato allontanamento dall’ambiente familiare ai sensi dell’art. 333 del codice civile;

b) agli adulti, minori e genitori in situazioni di grave difficoltà sociale;

c) alle donne sole e con figli, vittime di maltrattamenti, violenza ed abuso sessuale.


Note:

Nota all'art. 19, comma unico, lett. a):
Si trascrive il testo dell'art. 333 del Codice civile: "333. Condotta del genitore pregiudizievole al figlio. - Quando la condotta del genitore non è tale da dar luogo alla pronunzia di decadenza prevista dall'art. 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il tribunale può , secondo le circostanze, adottare i provvedimenti convenienti all'interesse del figlio e può anche disporre l'allontanamento di lui dalla casa paterna".

 

ARTICOLO 20
(Tutela sociale dei minori)

1. I Comuni provvedono agli interventi di tutela sociale in favore dei minori soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, a norma delle leggi vigenti, per idoneità temporanea della famiglia e per situazioni di abbandono materiale e morale.

2. I Comuni adottano piani socio - educativi - assistenziali, in collaborazione con i servizi minorili del Ministero di grazia e giustizia, in attuazione del DPR 22 settembre 1988, n. 448;

3. I Comuni promuovono:

a) le attività sociale connesse all’istituto dell’affidamento di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184;

b) le attività sociali di prevenzione dirette a minori, adolescenti e giovani, ai sensi della legge 19 luglio 1991, n. 216 e del DPR 9 ottobre 1990, n. 309, in collaborazione con i servizi sanitari ed educativi.

4. I Comuni, singoli o associati, possono costituire Uffici di protezione dei minori attivi sul territorio e spazi aperti al servizio di tutti i cittadini, in particolare per le problematiche giovanili.


Note:

Note all'art. 20, commi 2 e 3:

- Il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, recante "Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni", è pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 250 del 24 ottobre 1988.

- La legge 4 maggio 1983, n. 184, recante "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori", è pubblicata nel S.O. alla G.U. n. 133 del 17 maggio 1983.

- La legge 19 luglio 1991, n. 216, recante "Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose", è pubblicata nella G.U. n. 171 del 23 luglio 1991.

- Il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, recante "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza", è pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 255 del 31 ottobre 1990.

 

TITOLO II
IMPOSTA SULLE CONCESSIONI STATALI DEI BENI DEL DEMANIO E DEL PATRIMONIO INDISPONIBILE
CAPO II
ACCERTAMENTO, LIQUIDAZIONE E RISCOSSIONE.

ARTICOLO 21
(Servizi per la prima infanzia)

1. Le tipologie e le caratteristiche qualitative dei servizi per la prima infanzia sono definiti sulla base della LR 2 giugno 1987, n. 30.


Note:

Nota all'art. 21, comma unico:
La legge regionale 2 giugno 1987, n. 30, recante "Nuova disciplina della istituzione e del funzionamento degli asili- nido", è pubblicata nel B.U.R. n. 41 del 5 giugno 1987.

 

ARTICOLO 22
(Tutela psico - affettiva dei minori ricoverati nei presidi ospedalieri)

1. La tutela dei minori che usufruiscono dei servizi erogati dalle Aziende sanitarie regionali è garantita nei modi previsti dagli artt. 9 e 10 della LR 20 maggio 1987, n. 27.


Note:

Nota all'art. 22, comma unico:
Il testo degli articoli 9 e 10 della legge regionale 20 maggio 1987, n. 27, recante "Carta dei diritti degli utenti dei servizi delle Unità locali per i servizi sanitari e socio- assistenziali dell'Umbria" (pubblicata nel B.U.R. n. 37 del 22 maggio 1987), è il seguente:

"9. Diritti dei minori ricoverati.

1. Ai fine di concorrere al mantenimento dell'equilibrio psico-affettivo del minore in età evolutiva e allo sviluppo armonico della sua personalità i servizi delle Unità locali per i servizi sanitari e socio-assistenziali propri o convenzionati, garantiscono, sia nelle modalità organizzative dei presidi che nell'attuazione dei trattamenti terapeutici ed assistenziali, il rispetto delle esigenze affettive, educative ed espressive proprie del minore stesso. Tutti i diritti e le facoltà riconosciuti ai genitori in caso di loro assenza, sono esercitate da chi si occupa del minore.

2. Gli operatori che hanno la responsabilità degli interventi sanitari e psico-terapeutici, oltre ad informare costantemente i genitori sullo stato di salute psico-fisico del minore, devono dare ogni informazione sugli atti cui sarà sottoposto, sui relativi tempi di esecuzione e il loro significato terapeutico, facilitando la presenza dei genitori per un ruolo attivo e consapevole nell'assistenza del minore stesso.

3. Dopo il primo comma dell'art. 11 della legge regionale 31 maggio 1982, n. 29, è aggiunto il seguente: "Al genitore che assiste il minore ricoverato è assicurata la possibilità di consumare pasti in ospedale secondo tariffe fissate dagli Organi delle Unità locali per i servizi sanitari e socioassistenziali".

10. Diritti dei minori alla ricreazione e allo studio.

1. Le Unità locali per i servizi sanitari e socio-assistenziali assicurano all'interno dei reparti ospedalieri e di altri presidi ospitanti minori la presenza di personale idoneo a garantire lo svolgimento di attività essenziali allo sviluppo psicologico ed emotivo e facilitare l'adattamento del minore al nuovo ambiente.

2. Per le finalità di cui al comma precedente viene promossa la collaborazione delle associazioni del volontariato.

3. Le Unità locali per i servizi sanitari e socio- assistenziali stabiliscono intese con gli organi scolastici competenti volti ad organizzare in locali idonei, attività didattiche integrative per i minori degenti al fine di agevolare il reinserimento nella scuola ed il diritto allo studio.

4. E consentita la possibilità di insegnamento ad opera di docenti scelti dai genitori.

5. E consentita la visita di coetanei ai minori degenti in strutture ospedaliere ed ospiti di strutture residenziali.

6. I minori ospitati nei reparti e nelle strutture di cui al comma precedente possono usare giocattoli o altri oggetti personali".

 

ARTICOLO 23
(Azioni per l’assistenza ai disabili)

1. I Comuni e le Unità sanitarie locali assicurano, in armonia con la legislazione vigente in materia di integrazione fra le attività socio - assistenziali e sanitarie e nell’ambito delle proprie organizzazioni di assistenza ai disabili, l’attività di sostegno per garantire a coloro che non sono in grado di provvedere ai propri bisogni, la gestione delle risorse patrimoniali.

2. Al fine di favorire il recupero e l’inserimento sociale degli assistiti e in generale il miglioramento delle loro condizioni di vita, l’attività di cui al comma 1 è svolta in collaborazione con i soggetti che esercitano, sia per legge che di fatto, funzioni tutorie o di assistenza nei confronti degli stessi ed in particolare con i giudici tutelari ove essi ne facciano richiesta.

3. La Giunta regionale, al fine di un efficace espletamento delle attività del comma 1 e della loro coerenza con gli indirizzi della legislazione e della programmazione regionale, definisce con propri atti i criteri per l’organizzazione ed il funzionamento delle attività stesse, le forme di collaborazione con le organizzazioni di volontariato e con le famiglie degli assistiti, nonchè le modalità per l’amministrazione delle risorse patrimoniali degli assistiti in caso di delega dei medesimi o dei rispettivi aventi titolo.

 

ARTICOLO 24
(Interventi per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone disabili)

1. Il piano sociale regionale indica gli obiettivi prioritari tra quelli previsti dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104. Individua inoltre i principali fattori di integrazione in particolare nei seguenti ambiti:

a) l’inserimento scolastico e la formazione;

b) l’inserimento lavorativo;

c) la mobilità, come possibilità di muoversi liberamente sul territorio.

2. La Giunta regionale ripartisce fra i Comuni con le modalità previste dall’art. 46 i fondi per l’integrazione degli interventi regionali in forme dei disabili.

3. I Comuni provvedono ad attivare e coordinare le risorse sociali ed economiche presenti nel territorio per la realizzazione degli interventi diretti all’inserimento ed al reinserimento sociale dei soggetti disabili.


Note:

Nota all'art. 24, comma 1:
La legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", è pubblicata nel S.O. alla G.U. n. 39 del 17 febbraio 1992.

 

ARTICOLO 25
(Inserimento lavorativo)

1. Gli Enti gestori possono istituire apposite servizi con l’obiettivo di promuovere e favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tali servizi, d’intesa con quelli che erogano prestazioni terapeutiche, assistenziali, educative e formative, elaborano e predispongono attraverso specifici strumenti di mediazione progetti individuali finalizzati all’inserimento lavorativo.

2. La Regione al fine di sostenere le attività di tali servizi, promuove il raccordo tra i soggetti istituzionali e sociali interessati ed attiva proprie iniziative nell’ambito delle politiche attive del lavoro e della formazione professionale.

3. I Comuni che intendono affidare servizi ai sensi dell’art. 5 della legge 8 novembre 1991, n. 381, ne definiscono le quote in sede di approvazione dei bilanci.


Note:

Nota all'art. 25, comma 3:
Il testo dell'art. 5 della legge 8 novembre 1991, n. 381, recante "Disciplina delle cooperative sociali" (pubblicata nella G.U. 3 dicembre 1991, n. 283), così come modificato dalla legge 6 febbraio 1996, n. 52 (in S.O. alla G.U. n. 34 del 10 febbraio 1996), è il seguente:

"5. Convenzioni.

1. Gli enti pubblici, compresi quelli economici, e le società di capitali a partecipazione pubblica, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, possono stipulare convenzioni con le cooperative che svolgono le attività di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), ovvero con analoghi organismi aventi sede negli altri Stati membri della Comunità europea, per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi il cui importo stimato al netto dell'I.V.A. sia inferiore agli importi stabiliti dalle direttive comunitarie in materia di appalti pubblici, purchè tali convenzioni siano finalizzate a creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate di cui all'articolo 4, comma 1.

2. Per la stipula delle convenzioni di cui al comma 1 le cooperative sociali debbono risultare iscritte all'albo regionale di cui all'articolo 9, comma 1. Gli analoghi organismi aventi sede negli altri Stati membri della Comunità europea debbono essere in possesso di requisiti equivalenti a quelli richiesti per l'iscrizione a tale albo e risultare iscritti nelle liste regionali di cui al comma 3, ovvero dare dimostrazione con idonea documentazione del possesso dei requisiti stessi.

3. Le regioni rendono noti annualmente, attraverso la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, i requisiti e le condizioni richiesti per la stipula delle convenzioni ai sensi del comma 1, nonchè le liste regionali degli organismi che ne abbiano dimostrato il possesso alle competenti autorità regionali.

4. Per le forniture di beni o servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi, il cui importo stimato al netto dell'I.V.A. sia pari o superiore agli importi stabiliti dalle direttive comunitarie in materia di appalti pubblici, gli enti pubblici compresi quelli economici, nonchè le società di capitali a partecipazione pubblica, nei bandi di gara di appalto e nei capitolati d'onere possono inserire, fra le condizioni di esecuzione, l'obbligo di eseguire il contratto con l'impiego delle persone svantaggiate di cui all'articolo 4, comma 1, e con l'adozione di specifici programmi di recupero e inserimento lavorativo. La verifica della capacità di adempiere agli obblighi suddetti, da condursi in base alla presente legge, non può intervenire nel corso delle procedure di gara e comunque prima dell'aggiudicazione dell'appalto".

 

ARTICOLO 26
(Azioni positive in favore degli immigrati extracomunitari)

1. Per specifiche azioni positive in favore degli immigrati extracomunitari si rinvia alla LR 10 aprile 1990, n. 18 e successive modificazione, ed alla normativa statale in materia.


Note:

Nota all'art. 26, comma unico:
La legge regionale 10 aprile 1990, n. 18, recante "Interventi a favore degli immigrati extra comunitari" (pubblicata nel B.U.R. 18 aprile 1990, n. 16), è stata modificata ed integrata con legge regionale 17 aprile 1991, n. 8 (in B.U.R. n. 20 del 24 aprile 1991).

 

ARTICOLO 27
(Azioni positive in favore dei nomadi)

1. Per specifiche azioni positive in favore dei nomadi si rinvia alla LR 27 aprile 1990, n. 32.


Note:

Nota all'art. 27, comma unico:
La legge regionale 27 aprile 1990, n. 32, recante "Misure per favorire l'inserimento dei nomadi nella società e per la tutela della loro identità e del loro patrimonio culturale", è pubblicata nel B.U.R. n. 19 del 2 maggio 1990.

 

TITOLO III
TASSA SULLE CONCESSIONI REGIONALI
CAPO I
OGGETTO E MISURA DELLA TASSA. SOGGETTO PASSIVO.

ARTICOLO 28
(Il Comune)

1. Il Comune titolare delle funzioni in materia di assistenza sociale, concorre alla formazione degli atti di programmazione regionale in materia socio - assistenziale, promuove l’attivazione ed il raccordo di tutte le risorse pubbliche, private, di privato sociale, di volontariato e di mutuo aiuto, per la realizzazione di un sistema articolato e flessibile di attività e servizi sociali radicati nel proprio territorio e organizzati in favore della comunità .

2. Il Comune esercita le funzioni amministrative in materia secondo le seguenti modalità :

a) individualmente, direttamente o a mezzo di istituzione o di Azienda speciale ai sensi degli articoli 22 e 23 della legge 8 giugno 1990, n. 142;

b) in associazione con altro o altri Comuni;

c) mediante delega di norma pluriennale alla USL nella quale è ricompreso il proprio territorio;

d) mediante affidamento della gestione alla Comunità montana di appartenenza.

3. La gestione associata delle funzioni di cui alla presente legge, si realizza mediante gli strumenti previsti dagli artt. 24 e 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142.

4. Nelle aree di attività di cui all’articolo 31, comma 1, l’integrazione dei servizi di assistenza sociale con quelli sanitari, nel caso in cui gli Enti locali non si avvalgano dell’istituto della delega, è perseguita mediante accordi di programma definiti a norma dell’articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, fra il Comune, singolo o associato e la Unità sanitaria locale.

5. La Giunta regionale, al fine di favorire intese omogenee tra i Comuni che intendano esercitare le funzioni amministrative secondo le modalità di cui alla lett c) del comma 2, emana con atto di indirizzo e coordinamento i modelli organizzativi per le Unità sanitarie locali all’interno dei quali i Comuni effettuano l’opzione.


Note:

Nota all'art. 28, comma 2 lett. a), 3 e 4:
Il testo degli articoli 22, 23, 24, 25 e 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142 (si veda la nota all'art. 1, comma unico), è il seguente:

"22. Servizi pubblici locali.

1. I comuni e le province, nell'ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali.

2. I servizi riservati in via esclusiva ai comuni e alle province sono stabiliti dalla legge.

3. I comuni e le province possono gestire i servizi pubblici nelle seguenti forme:

a) in economia, quando per le modeste dimensioni o per le caratteristiche del servizio non sia opportuno costituire una istituzione o una azienda;

b) in concessione a terzi, quando sussistano ragioni tecniche, economiche e di opportunità sociale;

c) a mezzo di azienda speciale, anche per la gestione di più servizi di rilevanza economica ed imprenditoriale;

d) a mezzo di istituzione, per l'esercizio di servizi sociali senza rilevanza imprenditoriale;

e) a mezzo di società per azioni a prevalente capitale pubblico locale, qualora si renda opportuna, in relazione alla natura del servizio da erogare, la partecipazione di altri soggetti pubblici o privati.

23. Aziende speciali ed istituzioni.

1. L'azienda speciale è ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale.

2. L'istituzione è organismo strumentale dell'ente locale per l'esercizio di servizi sociali, dotato di autonomia gestionale.

3. Organi dell'azienda e dell'istituzione sono il consiglio di amministrazione, il presidente e il direttore, al quale compete la responsabilità gestionale. Le modalità di nomina e revoca degli amministratori sono stabilite dallo statuto dell'ente locale.

4. L'azienda e l'istituzione informano la loro attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti.

5. Nell'ambito della legge, l'ordinamento ed il funzionamento delle aziende speciali sono disciplinati dal proprio statuto e dai regolamenti; quelli delle istituzioni sono disciplinati dallo statuto e dai regolamenti dell'ente locale da cui dipendono.

6. L'ente locale conferisce il capitale di dotazione; determina le finalità e gli indirizzi; approva gli atti fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati della gestione; provvede alla copertura degli eventuali costi sociali.

7. Il collegio dei revisori dei conti dell'ente locale esercita le sue funzioni anche nei confronti delle istituzioni. Lo statuto dell'azienda speciale prevede un apposito organo di revisione nonchè forme autonome di verifica della gestione.

24. Convenzioni.

1. Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, i comuni e le province possono stipulare tra loro apposite convenzioni.

2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli enti contraenti, i loro rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie.

3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione di un'opera lo Stato e la regione, nelle materie di propria competenza, possono prevedere forme di convenzione obbligatoria fra i comuni e le province, previa statuizione di un disciplinare-tipo.

25. Consorzi.

1. I comuni e le province, per la gestione associata di uno o più servizi e l'esercizio di funzioni possono costituire un consorzio secondo le norme previste per le aziende speciali di cui all'articolo 23, in quanto compatibili. Al consorzio possono partecipare altri enti pubblici, ivi comprese le comunità montane, quando siano a ciò autorizzati, secondo le leggi alle quali sono soggetti.

2. A tal fine i rispettivi consigli approvano a maggioranza assoluta dei componenti una convenzione ai sensi dell'articolo 24, unitamente allo statuto del consorzio.

3. In particolare la convenzione deve disciplinare le nomine e le competenze degli organi consortili coerentemente a quanto disposto dai commi 5. 5-bis e 5- ter dell'articolo 36, e dalla lettera n) del comma 2 dell'articolo 32, e prevedere la trasmissione, agli enti aderenti, degli atti fondamentali del consorzio; lo statuto deve disciplinare l'organizzazione, la nomina e le funzioni degli organi consortili.

4. Salvo quanto previsto dalla convenzione e dallo statuto per i consorzi, ai quali partecipano a mezzo dei rispettivi rappresentanti legali anche enti diversi da comuni e province, l'assemblea del consorzio è composta dai rappresentanti degli enti associati nella persona del sindaco, del presidente o di un loro delegato, ciascuno con responsabilità pari alla quota di partecipazione fissata dalla convenzione e dallo statuto.

5. L'assemblea elegge il consiglio di amministrazione e ne approva gli atti fondamentali previsti dallo statuto.

6. Tra gli stessi comuni e province non può essere costituito più di un consorzio.

7. In caso di rilevante interesse pubblico, la legge dello stato può prevedere la costituzione di consorzi obbligatori per l'esercizio di determinate funzioni e servizi. La stessa legge ne demanda l'attuazione alle leggi regionali.

7-bis. Ai consorzi che gestiscono attività aventi rilevanza economica e imprenditoriale. ai consorzi creati per la gestione dei servizi sociali se previsto nello statuto, si applicano, per quanto attiene alla finanza, alla contabilità ed al regime fiscale, le norme previste per le aziende speciali. Agli altri consorzi si applicano le norme dettate per gli enti locali.

27. Accordi di programma.

1. Per la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici, o comunque di due o più tra i soggetti predetti, il presidente della regione o il presidente della provincia o il sindaco, in relazione alla competenza primaria o prevalenti sull'opera o sugli interventi o sui programmi di intervento, promuove la conclusione di un accordo di programma, anche su richiesta di uno o più dei soggetti interessati, per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le modalità , il finanziamento ed ogni altro connesso adempimento.

2. L'accordo può prevedere altresì procedimenti di arbitrato, nonchè interventi surrogatori di eventuali inadempienze dei soggetti partecipanti.

3. Per verificare la possibilità di concordare l'accordo di programma, il presidente della regione o il presidente della provincia o il sindaco convoca una conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate.

4. L'accordo, consistente nel consenso unanime delle amministrazioni interessate, è approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o del sindaco ed è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione. L'accordo, qualora adottato con decreto del presidente della regione, produce gli effetti della intesa di cui all'articolo 81, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia l'assenso del comune interessato.

5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni a pena di decadenza.

6. La vigilanza sull'esecuzione dell'accordo di programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono svolti da un collegio presieduto dal presidente della regione o dal presidente della provincia o dal sindaco e composto da rappresentanti degli enti locali interessati, nonchè dal commissario del Governo nella regione o dal prefetto nella provincia interessata se all'accordo partecipano amministrazioni statali o enti pubblici nazionali.

7. Allorchè l'intervento o il programma di intervento comporti il concorso di due o più regioni finitime, la conclusione dell'accordo di programma è promossa dalla presidenza del Consiglio dei ministri a cui spetta convocare la conferenza di cui al comma 3. Il collegio di vigilanza di cui al comma 6 è in tal caso presieduto da un rappresentante della presidenza del Consiglio dei ministri ed è composto dai rappresentanti di tutte le regioni che hanno partecipato all'accordo. La presidenza del Consiglio dei ministri esercita le funzioni attribuite dal comma 6 al commissario del Governo ed al prefetto.

8. La disciplina di cui al presente articolo si applica a tutti gli accordi di programma previsti da leggi vigenti relativi ad opere, interventi o programmi di intervento di competenza delle regioni, delle province o dei comuni, salvo i casi in cui i relativi procedimenti siano già formalmente iniziati alla data di entrata in vigore della presente legge.
Restano salve le competenze di cui all'art. 7, L. 1 marzo 1986, n. 64".

 

ARTICOLO 29
(La Regione)

1. La Regione, nell’ambito degli indirizzi e degli obiettivi generali della programmazione e con il concorso delle istituzioni pubbliche e dei soggetti privati, adotta il piano sociale regionale.

2. La Regione provvede inoltre:

a) a ripartire le risorse del Fondo sociale regionale secondo le modalità previste all’art. 46;

b) a verificare l’attuazione del Piano, da parte dei soggetti pubblici e privati, con riferimento agli obiettivi, alle priorità , allo stato dei servizi, alla qualità degli interventi ed ai progetti sperimentali;

c) a curare l’assistenza tecnica agli enti gestori degli interventi di cui alla presente legge;

d) ad emanare atti di indirizzo e di coordinamento attinenti ad esigenze di carattere unitario nel territorio regionale.

 

ARTICOLO 30
(La Provincia)

1. La Provincia, nelle materie di cui alla presente legge ed ai sensi dell’art. 14, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142:

a) concorre alla elaborazione del piano sociale regionale;

b) promuove forme di assistenza tecnica ai Comuni per la realizzazione di interventi socio - assistenziali e forme di coordinamento per progetti di rilevante interesse sovracomunali in collaborazione con i soggetti sociali presenti sul territorio;

c) esercita le funzioni assistenziali, di cui all’artº 5 della legge 18 marzo 1993, n. 67, promuovendo la collaborazione dei comuni interessati al fine di garantire interventi integrati;

d) gestisce la formazione professionale degli operatori sociali, in coerenza con le indicazioni del piano sociale regionale;

e) cura, in raccordo con l’Osservatorio sociale di cui all’art. 37 un sistema di documentazione delle conoscenze e delle esperienze attinenti le attività di cui alle lettere b) e c).


Note:

Note all'art. 30, comma 1, lett. c):
- Il testo dell'art. 14, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142 (si veda la nota all'art. 1, comma unico), è il seguente:

"14. Funzioni.

1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:

a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;

b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;

c) valorizzazione dei beni culturali;

d) viabilità e trasporti;

e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali;

f) caccia e pesca nelle acque interne;

g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;

h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

i) compiti connessi all'istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

1) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico- amministrativa agli enti locali.

2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonchè realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.

3. La gestione di tali attività ed opere avviene attraverso le forme previste dalla presente legge per la gestione dei servizi pubblici".
- Per il testo dell'art. 5 della legge 18 marzo 1993, n. 67, si vedano le note all'art. 3, comma unico, lett. a), b) e d).

 

ARTICOLO 31
(Attribuzione funzionale alle Unità sanitarie locali delle attività sociali a rilievo sanitario)

1. Sono considerate attività sociali a rilievo sanitario quelle finalizzate al raggiungimento di obiettivi di natura sociale, educativa, assistenziale atte a rimuovere o ridurre le condizioni di dipendenza derivate da stati patologici e prepatologici a rischio o da menomazione permanente sia fisica che psichica quali:

a) assistenza e riabilitazione dei disabili e dei portatori di handicap;

b) recupero psico - fisico e risocializzazione dei malati mentali;

c) recupero psico - fisico e risocializzazione dei tossicodipendenti, alcoldipendenti a malati di AIDS;

d) assistenza agli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti;

e) assistenza psico - sociale alla maternità , all’infanzia e all’età evolutiva.

2. L’Unità sanitaria locale esercita le attività sociali a rilievo sanitario nonchè le altre prestazioni socio - assistenziali eventualmente delegate dai Comuni ai sensi del comma 3 dell’art. 3 del Dlgs 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, direttamente, tramite presidi e servizi propri o convenzionati, anche ai sensi della legge 8 novembre 1991, n. 381.

3. La Giunta regionale predispone con proprio atto un quadro di riferimento per le attività sociali a rilievo sanitario provvedendo tra l’altro all’analisi dei costi.

4. La suddivisione tra componente sanitaria e sociale all’interno delle attività sociali a rilievo sanitario è demandata a direttive della Giunta regionale redatte sulla base dell’analisi dei costi di cui al comma 3, previo parere obbligatorio delle Conferenze dei Sindaci e sentiti i direttori generali delle Unità sanitarie locali.


Note:

Note all'art. 31, comma 2:
- Il testo dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421" (pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 305 del 30 dicembre 1992), è stato modificato ed integrato con decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517 (in S.O. alla G.U. n. 293 del 15 dicembre 1993), modificato con decreto legge 30 maggio 1994, n. 325 (in G.U. n. 126 dell'1 giugno 1994), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 467 (in G.U. n. 175 del 28 luglio 1994), modificato con decreto legge 27 agosto 1994, n. 512 (in G.U. n. 201 del 29 agosto 1994), convertito in legge dalla legge 17 ottobre 1994, n. 590 (in G.U. n. 251 del 26 ottobre 1994), modificato ed integrato con legge 23 dicembre 1994, n. 724 (nel S.O. alla G.U. n. 304 del 30 dicembre 1994), è il seguente:

"3. Organizzazione delle unità sanitarie locali.

- Omissis.

- 3. L'unità sanitaria locale può assumere la gestione di attività o servizi socio-assistenziali su delega dei singoli enti locali con oneri a totale carico degli stessi, ivi compresi quelli relativi al personale, e con specifica contabilizzazione. L'unità sanitaria locale procede alle erogazioni solo dopo l'effettiva acquisizione delle necessarie disponibilità finanziarie. Omissis". - Per la legge 8 novembre 1991, n. 381, si veda la nota all'art. 25, comma 3.

 

ARTICOLO 32
(Organizzazione di utilità sociale)

1. La Regione riconosce il ruolo della cooperazione sociale e del volontariato, nonchè la rilevanza sociale ed economica dell’azione di associazioni, enti ed istituzioni pubbliche e private aventi fine solidaristico nella produzione di servizi e prestazioni sociali alla collettività , promuovendo la costruzione di un sistema di responsabilità condivise fra soggetti istituzionali e soggetti sociali, compreso il sistema delle famiglie.

2. Le organizzazioni, di cui al comma 1, concorrono alla realizzazione degli obiettivi e alla gestione delle attività sociali purchè gli atti costitutivi o gli statuti prevedano espressamente:

a) lo svolgimento, come oggetto prevalente di attività di utilità sociale rivolte alla collettività nei settori dell’assistenza, beneficenza, cooperazione allo sviluppo, istruzione, sanità tutela naturalistica e dell’ambiente, cultura, sport;

b) la destinazione totale degli utili e degli avanzi di gestione a scopi istituzionali e il divieto di cedere beni o di prestare servizi anche diversi da quelli propri dell’organizzazione a condizioni più favorevoli a soci e a quanti operano per l’organizzazione o ne fanno parte;

c) la democraticità della vita interna nonchè la volontarietà delle adesioni, ad esclusione delle fondazioni e degli istituti di ispirazione religiosa, la pubblicità degli atti e dei registri.

3. I Comuni favoriscono le attività delle organizzazioni di utilità sociale mettendo a disposizione risorse strumentali e di servizio.

 

ARTICOLO 33
(Convenzioni)

1. Gli Enti gestori dei servizi, di cui alla presente legge, per la loro realizzazione possono stipulare apposite convenzioni o accordi, anche per singole prestazioni e sperimentazioni, con i soggetti di cui all’art. 32.

2. I rapporti di convenzionamento con le cooperative sociali e con le associazioni di volontariato sono regolati, rispettivamente dalla LR 2 novembre 1993, n. 12 e dalla LR 25 maggio 1994, n. 15. Forme diverse di collaborazione possono essere stipulate purchè almeno contengano:

a) le finalità, l’oggetto e la relativa durata;

b) l’indicazione delle risorse finanziarie utilizzate e la loro destinazione;

c) l’indicazione del numero e delle caratteristiche professionali degli operatori con specifica distinzione del personale dipendente e degli operatori volontari;

d) la previsione di forme di coordinamento tecnico dei servizi, nonchè di verifica in ordine alla attuazione degli interventi ed ai risultati finali.


Note:

Note all'art. 33, comma 2:

- La legge regionale 2 novembre 1993, n. 12, recante "Norme di attuazione della legge 8 novembre 1991, n. 381. sulla disciplina delle cooperative sociali", è pubblicata nel B.U.R. n. 48 del 10 novembre 1993.

- La legge regionale 25 maggio 1994, n. 15, recante "Disciplina del volontariato", è pubblicata nel B.U.R. n. 23 dell'1 giugno 1994.

 

TITOLO III
TASSA SULLE CONCESSIONI REGIONALI
CAPO II
ACCERTAMENTO, LIQUIDAZIONE E RISCOSSIONE.

ARTICOLO 34
(Piano sociale regionale)

1. Il piano sociale regionale è lo strumento di governo del sistema dei servizi e delle attività sociali mediante il quale la Regione provvede a definire gli indirizzi, gli obiettivi e le priorità sociali nonchè i criteri di attuazione degli interventi sociali.

2. Il piano individua i principali fattori di sviluppo e di rischio come elementi di orientamento per gli interventi dei piani settoriali nelle materie di competenza regionale.

3. Il Piano in particolare definisce:

a) i progetti e le azioni programmate;

b) le tipologie dei servizi con particolare riferimento ai servizi sociali innovativi;

c) gli standard di qualità e di idoneità dei servizi, delle strutture residenziali, semiresidenziali e diurne, nonchè i conseguenti criteri di accreditamento;

d) le modalità di verifica sullo stato dei servizi e la qualità degli interventi mediante un apposito sistema di indicatori;

e) gli indirizzi e i criteri per la formazione, la riqualificazione e l’aggiornamento di tutti gli operatori impegnati in attività sociali e servizi di cui alla presente legge.

4. Il piano contiene inoltre le azioni a sostegno della crescita dei soggetti di cui all’art. 32, nonchè la definizione degli ambiti prioritari di riferimento e di intervento delle diverse e specifiche soggettività .

5. Il piano sociale si integra con il Piano sanitario, in particolare per le materie di cui all’art. 31.

6. Il piano sociale, ha durata triennale ed è approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta, prima della scadenza di quello vigente di cui è prorogata l’efficacia fino all’entrata in vigore del nuovo piano.

7. La Giunta regionale sulla base degli indirizzi e in attuazione del piano sociale regionale approva il programma annuale degli interventi, con il quale provvede alla ripartizione del Fondo sociale regionale, ai sensi dell’art. 46.

 

ARTICOLO 35
(Programmi degli enti locali)

1. I Comuni, nell’ambito degli indirizzi del piano sociale regionale predispongono con le modalità di cui all’art. 28, il programma pluriennale delle attività , finalizzato alla realizzazione degli obiettivi della programmazione regionale o di obiettivi sociali di rilevanza locale anche in relazione ai fenomeno del disagio e dell’esclusione sociale.

2. I programmi di cui al comma 1 indicano tra l’altro:

a) le risorse umane, finanziarie e strumentali da utilizzare;

b) le modalità di integrazione e di coordinamento del complesso delle attività sociali con quelle sanitarie ed educative.

3. I Comuni, entro il 31 marzo di ciascun anno, trasmettono alla Giunta regionale una relazione nella quale si evidenzia:

a) lo stato di attuazione del programma pluriennale, con particolare riferimento all’impiego delle risorse finanziarie trasferite dalla Regione;

b) le situazioni di bisogno sociale emergenti con eventuali proposti di modifica ed integrazione del piano sociale regionale.

4. I Comuni promuovono, con le modalità previste nei propri statuti e regolamenti, il coinvolgimento dei cittadini e delle loro organizzazioni, alla definizione della programmazione nonchè al controllo ed alla gestione sociale delle attività dei servizi territoriali.

5. I Comuni, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, garantiscono ai minori i diritti di manifestazione del pensiero, in particolare adottando le opportune forme di partecipazione delle bambine e dei bambini su questioni che interessano la loro condizione di vita, con particolare riferimento alla organizzazione sociale urbana.

 

ARTICOLO 36
(Rapporti Regioni Enti locali e partecipazione)

1. La Giunta regionale, al fine di garantire un efficace sistema di relazioni istituzionali fra Regione, Province, Comuni e Comunità montane nella elaborazione della progammazione sociale, promuove appositi incontri della Conferenza permanente delle Autonomie locali.

2. La Regione promuove periodicamente e comunque almeno una volta l’anno, incontri partecipativi con i soggetti sociali che concorrono alla realizzazione delle finalità di cui alla presente legge.

 

ARTICOLO 37
(Osservatorio sociale regionale)

1. E' istituito, presso la Giunta regionale l’Osservatorio sociale con il compiti di acquisire un quadro conoscitivo della realtà regionale, a supporto dell’attività di programma e verifica degli interventi di politica sociale.

2. L’Osservatorio in particolare:

a) fornisce una ricognizione ed una interpretazione dello stato e dell’evoluzione dei bisogni sociali della popolazione, nonchè dei processi sociali ad essi sottesi, anche effettuando ricerche ed indagini;

b) valuta la rispondenza fra risorse impiegate, livelli di attività e grado di soddisfazione dei bisogni;

c) valuta i contenuti sociali e i modelli organizzativi del sistema dei servizi sociali e dei servizi di area sociale.

3. L’Osservatorio collabora con i soggetti sociali e garantisce il raccordo fra i singoli osservatori, uffici enti ed istituti di ricerca avvalendosi di uno specifico sistema di rilevazione, osservazione e monitoraggio.

4. L’Osservatorio si può articolare in sezioni di ricerca.

5. Il Consiglio regionale provvede con proprio atto amministrativo a definire composizione e modalità di funzionamento dell’Osservatorio.

 

ARTICOLO 38
(Formazione professionale)

1. La Regione individua nella formazione permanente, nella formazione in servizio e nell’aggiornamento del personale impegnato nello svolgimento delle attività sociali di cui alla presente legge lo strumento fondamentale di efficienza organizzativa e di efficacia qualitativa del sistema dei servizi sociali.

2. Le Province, sulla base dei criteri indicati dal piano sociale regionale e dei fabbisogni formativi individuati annualmente dai Comuni e dalle Unità sanitarie locali, predispongono azioni formative dirette a tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione degli interventi e dei servizi sociali con le modalità previste dal piano regionale di formazione.

 

TITOLO IV
TASSA REGIONALE DI CIRCOLAZIONE
CAPO I
OGGETTO E MISURA DELLA TASSA. SOGGETTO PASSIVO.

ARTICOLO 39
(Assetto organizzativo dei servizi)

1. L’ente pubblico gestore organizza, nell’ambito della propria autonomia, l’esercizio delle funzioni sociali garantendo la direzione unitaria degli interventi e degli adempimenti amministrativi, la territorializzazione di un sistema di servizi a rete e l’attuazione degli interventi mediante l’impiego di equipe interprofessionali territoriali.

2. Le funzioni di direzione e di coordinamento sono assicurate da operatori con profilo professionale di assistenza sociale.

3. Le attività sociali che derivano dalle funzioni proprie dei Comuni sono realizzate su base territoriale. Il distretto è individuato quale ambito territoriale per la gestione in forma integrata delle attività socio - assistenziali con quelle sanitarie facenti capo ai presidi dell’Unità sanitaria locale di appartenenza.

4. I Sindaci dei Comuni ricompresi in un unico ambito distrettuale individuano fra gli operatori di cui al comma 2 un coordinatore sociale che collabora con il coordinatore sanitario di distretto.

 

ARTICOLO 40
(Organizzazione dei servizi di assistenza sociale nella Unità sanitaria locale)

1. Per la gestione delle attività sociali a rilievo sanitario di cui all’art. 31 o di quelle eventualmente delegate dai Comuni alla Unità sanitaria locale, è istituito in ognuna di queste, il Servizio di assistenza sociale a cui è preposto un responsabile con la funzione di coordinatore sociale in conformità al disposto dell’art. 3, commi 3 e 4, del Dlgs 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni.

2. Il direttore generale dell’Unità sanitaria locale nomina, d’intesa con la Conferenza dei sindaci, il coordinatore sociale e ne attribuisce il relativo onere.

3. Il coordinatore sociale deve possedere i requisiti per l’accesso alle funzioni dirigenziali previste dal Dlgs 3 febbraio 1993, n. 29, nonchè un adeguato curriculum professionale e formativo in materia sociale.

4. Spettano al coordinatore sociale, ai sensi dell’art. 3, comma 7, del DLgs 30 dicembre 1992, nº 502 e successive modificazioni, i seguenti compiti:

a) elaborare proposte di organizzazione del servizio e di attuazione dei programmi;

b) verificare l’attuazione dei programmi di attività;

c) curare l’integrazione con le attività sanitarie.


Note:

Note all'art. 40, comma 1,3 e 4:
- Il testo dell'art. 3, commi 4 e 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (si vedano le note all'art. 31, comma 2), è il seguente:

"3. Organizzazione delle unità sanitarie locali.

- Omissis.
- 4. Sono organi dell'unità sanitaria locale il direttore generale ed il collegio dei revisori. Il direttore generale è coadiuvato dal direttore amministrativo, dal direttore sanitario e dal consiglio dei sanitari nonchè dal coordinatore dei servizi sociali, nel caso previsto dal comma 3 in conformità alla normativa regionale e con oneri a carico degli enti locali di cui allo stesso comma. Omissis.

7. Il direttore amministrativo ed il direttore sanitario sono nominati con provvedimento motivato del direttore generale. Al rapporto di lavoro si applica la disciplina di cui al comma 6. Essi cessano dall'incarico entro tre mesi dalla data di nomina del nuovo direttore generale e possono essere riconfermati. Per gravi motivi, il direttore amministrativo ed il direttore sanitario possono essere sospesi o dichiarati decaduti dal direttore generale con provvedimento motivato. Il direttore sanitario è un medico in possesso della idoneità nazionale di cui all'art. 17 che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e che abbia svolto per almeno cinque anni qualificata attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie, pubbliche o private, di media o grande dimensione. Il direttore sanitario dirige i servizi sanitari ai fini organizzativi ed igienico-sanitari e fornisce parere obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi alle materie di competenza. Il direttore amministrativo è un laureato in discipline giuridiche o economiche che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e che abbia svolto per almeno cinque anni una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione. Il direttore amministrativo dirige i servizi amministrativi dell'unità sanitaria locale e fornisce parere obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi alle materie di competenza. Le regioni disciplinano le funzioni del coordinatore dei servizi sociali in analogia alle disposizioni previste per i direttori sanitario e amministrativo. Sono soppresse le figure del coordinatore amministrativo, del coordinatore sanitario e del sovrintendente sanitario, nonchè l'ufficio di direzione. Omissis".

- Il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, recante "Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421", è pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 30 del 6 febbraio 1993.

 

ARTICOLO 41
(Il personale)

1. Lo svolgimento delle attività sociali è garantito dal personale addetto all’esercizio delle funzioni socio - assistenziali in servizio presso i Comuni, le Unità sanitarie locali, le Province e la Regione e dagli operatori del settore privato, in particolare dell’area noprofit.

 

ARTICOLO 42
(Compartecipazione al costo dei servizi)

1. L’accesso alle prestazioni prescinde dalle condizioni economiche e sociali degli utenti.

2. Gli enti pubblici e quelli morali che gestiscono le attività di cui alla presente legge possono prevedere forme di compartecipazione alle spese da parte degli utenti e dei loro familiari sulla base dei criteri stabiliti dal piano sociale, garantendo comunque ai soggetti fruitori delle prestazioni la conservazione di una quota del reddito da utilizzare per esigenze personali.

 

ARTICOLO 43
(Autorizzazione al funzionamento dei servizi residenziali semiresidenziali e diurni)

1. I servizi a carattere residenziale, semiresidenziale e diurno, pubblici e privati, devono corrispondere agli standard di idoneità e di qualità stabiliti nel piano sanitario regionale.

2. L’autorizzazione è rilasciata dal Sindaco del Comune ove la struttura intende operare previo accertamento del possesso dei requisiti previsti. Qualora, in caso di verifica, vengano meno tali condizioni, il Sindaco provvede alla revoca dandone comunicazione alla Giunta regionale.

3. La Giunta regionale disciplina con apposito atto di indirizzo i criteri per la vigilanza e la verifica del permanere delle condizioni e dei requisiti.

 

ARTICOLO 44
(Vigilanza e controllo)

1. Le funzioni amministrative regionali di vigilanza e controllo sulle istituzioni pubbliche e private che perseguono le finalità di cui alla presente legge sono delegate ai Comuni nel cui territorio esercitano le attività.

2. Sono delegate ai Comuni le funzioni amministrative regionali di vigilanza e di controllo sugli istituti pubblici e privati per l’assistenza di cui alla legge 17 luglio 1980, n. 6972.

3. Nell’ambito delle funzioni di indirizzo e di coordinamento spettano alla Giunta regionale compiti di verifica in ordine all’esercizio della delega da parte dei Comuni ed alla rispondenza dei servizi resi ai criteri di accreditamento stabiliti nel piano sociale regionale.


Note:

Nota all'art. 44, comma 2:
La legge 17 luglio 1890, n. 6972, recante "Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza", è pubblicata nella G.U. n. 171 del 22 luglio 1890.

 

ARTICOLO 45
(Fondo sociale regionale)

1. Per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge è istituito, nello stato di previsione della spesa del bilancio regionale, a decorrere dall’esercizio 1997, un capitolo denominato <<Fondo sociale regionale per l’espletamento dei servizi in materia sociale e socio - assistenziale>>, così costituito:

a) fondo integrativo per l’attuazione dei servizi sociali e socio - assistenziali da parte del Comuni;

b) fondo integrativo per interventi sociali e socio - assistenziali a favore dei soggetti disabili;

c) fondo integrativo per il funzionamento della Casa di riposo ex ONPI;

d) fondi previsti per leggi abrogate.

 

ARTICOLO 46
(Criteri di ripartizione e gestione del Fondo sociale regionale)

1. Il fondo integrativo per l’espletamento dei servizi socio - assistenziali da parte dei Comuni viene ripartito entro il 31 marzo di ogni anno dalla Giunta regionale con il programma annuale come segue:

a) una quota con vincolo di destinazione a favore dei Centri sociali e delle Università della terza età;

b) il rimanente come appresso:

I) il 75 per cento tra tutti i Comuni in proporzione alla popolazione residente e sulla base di indicatori sociali individuati dalla Giunta regionale e rilevati nell’anno antecedente il riparto;

II) il 20 per cento alfine di incentivare le forme di gestione associata di cui alle lett b) e d), comma 2 dell’art. 28 nonchè la delega in forma associata ed omogenea alle Unità sanitarie locali da parte dei Comuni, per il finanziamento di progetti sperimentali previsti dal piano sociale regionale, per interventi di riequilibrio;

III) il 5 per cento per iniziative dirette dalla Regione. 2. La quota di cui alla lettera b) sub II) e III) del comma 1, non attribuita alla data del 30 settembre viene ripartita tra tutti i Comuni ai sensi della lettera b) sub I).

3. La quota del fondo integrativo regionale non può in ogni caso superare l’importo destinato a tale fine dal Comune, esclusi gli oneri per il personale amministrativo.

4. Il fondo integrativo per interventi a favore dei soggetti disabili viene ripartito con atto della Giunta regionale tra tutti i Comuni come segue:

a) 40 per cento in proporzione alla popolazione residente nel penultimo anno antecedente a quello della devoluzione;

b) 40 per cento in proporzione al numero dei soggetti portatori di handicaps gravi e gravissimi, assistiti dai servizi nell’anno antecedente, in ciascun Comune;

c) 20 per cento per il finanziamento di progetti sperimentali previsti nel piano sociale regionale. La presente quota non assegnata alla data del 30 settembre viene ripartita con gli stessi criteri di cui alle lettere precedenti.

5. Le somme di cui ai commi 1 e 4 verranno individuate annualmente con legge di bilancio.

 

TITOLO IV
TASSA REGIONALE DI CIRCOLAZIONE
CAPO II
ACCERTAMENTO, LIQUIDAZIONE E RISCOSSIONE.

ARTICOLO 47
(Abrogazione di norme)

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
a) 23 febbraio 1973, n. 12;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
b) 6 marzo 1975, n. 11;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
c) 1 settembre 1977, n. 54;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
d) 31 maggio 1982, n. 29;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
e) 26 aprile 1985, n. 28;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
f) 9 agosto 1991, n. 22;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
g) 24 dicembre 1992, n. 24;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
h) 10 aprile 1995, n. 27;

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
i) ogni altra norma regionale relativa all’organizzazione e gestione dei servizi socio - assistenziali che risulti incompatibile con quelle della presente legge.


Note:

Note all'art. 47, comma unico, dalla lett. a) alla lett. h):

- La legge 23 febbraio 1973, n. 12, recante "Norme per l'assistenza a favore di minori, anziani e inabili al lavoro", è pubblicata nel B.U.R. n. 6 del 28 febbraio 1973.

- La legge regionale 6 marzo 1975, n. 11, recante "Disciplina delle attività per l'assistenza estiva ed invernale in favore dei minori e principi per l'esercizio delle funzioni regionali delegate in materia", è pubblicata nel B.U.R. n. 11 del 12 marzo 1975.

- La legge regionale 1 settembre 1977, n. 54, recante "Organizzazione dei servizi di assistenza socio-sanitaria, per la procreazione responsabile, la maternità , l'infanzia e l'età evolutiva", è pubblicata nel B.U.R. n. 40 del 7 settembre 1977.

- La legge regionale 31 maggio 1982, n. 29, recante "Norme ed indirizzi per il riordino delle funzioni amministrative e per la programmazione dei servizi in materia socio-assistenziale", è pubblicata nel B.U.R. n. 32 dell'8 giugno 1982.

- La legge regionale 26 aprile 1985, n. 28, recante "Istituzione della Consulta regionale per i problemi della terza età ", è pubblicata nel B.U.R. n. 45 del 30 aprile 1985.

- La legge regionale 9 agosto 1991, n. 22, recante "Norme per la promozione e lo sviluppo delle Università della terza età e dei centri sociali e culturali per anziani in Umbria", è pubblicata nel B.U.R. n. 40 del 21 agosto 1991.

- La legge regionale 24 dicembre 1992, n. 24, recante "Criteri per la determinazione dei livelli di reddito e parametri di riferimento per l'assistenza economica di cui agli artt. 15 e 23 della L.R. 31 maggio 1982, n. 29", è pubblicata nel B.U.R. n. 54 del 28 dicembre 1992.

- La legge regionale 10 aprile 1995, n. 27, recante "Istituzione del Forum della Gioventù e dell'Osservatorio regionale giovani", è pubblicata nel B.U.R. n. 21 del 19 aprile 1995.

 

ARTICOLO 48
(Norme transitorie)

1. Il piano sociale regionale di cui all’art. 34, è approvato entro 180 giorni dalla entrata in vigore della presente legge.

2. Nelle more dell’approvazione del piano sociale, la Giunta regionale provvede comunque al riparto dei fondi con vincolo di destinazione secondo le modalità stabilite all’art. 46.

3. I titolari dei servizi di cui all’art. 43 è già autorizzati all’entrata in vigore della presente legge provvedono, entro 180 giorni dalla pubblicazione del piano sociale, all’adeguamento agli standard in esso previsti ed al rinnovo della richiesta di autorizzazione. Decorso tale termine le autorizzazioni si intendono revocate.

4. I procedimento in atto alla data di entrata in vigore della presente legge e disciplinati dalle norme abrogate dall’articolo 47 sono portate a compimento ai sensi delle stesse.

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione dell’Umbria.

Data a Perugia, addì 23 gennaio 1997



 


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