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LEGGE REGIONALE N. 24 DEL 06-08-1997


Provvedimenti diretti alla promozione e allo sviluppo della cooperazione

Il Consiglio regionale ha approvato.
Il Commissario del Governo ha apposto il visto.
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
PROMULGA
la seguente legge:

 

ARTICOLO 1
(Oggetto).

1. La Regione dell'Umbria in conformità agli artt. 45 della Costituzione e 17 del proprio Statuto ed a quelli fissati dall'Alleanza cooperativa internazionale riconosce la funzione sociale ed il ruolo economico della cooperazione.

2. La Regione per i fini di cui al comma 1:

- promuove e sostiene le diverse forme di associazione e di cooperazione tra lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e cittadini;

- disciplina gli interventi volti alla promozione, allo sviluppo ed alla qualificazione delle imprese cooperative operanti nell'ambito delle materie di competenza regionale.


Note:
AVVERTENZA - Il testo della legge viene pubblicato con l'aggiunta delle note redatte dall'Area funzionale segreteria della Giunta e affari giuridici (Ufficio segreteria della Giunta), ai sensi dell'art. 4, commi 1, 3 e 4 della legge regionale 18 dicembre 1987, n. 54, al solo scopo di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note all'art. 1, comma 1:
- Il testo dell'art. 45 della Costituzione della Repubblica Italiana, è il seguente:

"45. - La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli il carattere e le finalità .
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato".

- Il testo dell'art. 17 dello Statuto regionale approvato con legge 23 gennaio 1992, n. 44 (pubblicata nel S.O. alla G.U. n. 26 del 1 febbraio 1992 e nel B.U.R. n. 8 del 21 febbraio 1992), è il seguente:

"17. - 1. La Regione riconosce nel lavoro una condizione di libertà ed un diritto fondamentale della persona e promuove la realizzazione di pari opportunità per uomini e donne.

2. Assume, quale primario obiettivo sociale e quale fattore essenziale dello sviluppo economico regionale, la realizzazione di una condizione di piena occupazione.

3. La Regione, nel riconoscere la proprietà privata e la libertà di iniziativa economica, concorre allo sviluppo della sua funzione sociale; favorisce l'autonomo apporto del più ampio pluralismo imprenditoriale alla qualificazione dello sviluppo regionale. Promuove investimenti pubblici a fini produttivi ed occupazionali; favorisce l'assunzione della gestione di imprese da parte di comunità di lavoratori, nei limiti stabiliti dalla Costituzione.

4. Promuove e sostiene le diverse forme di associazione e di cooperazione fra lavoratori dipendenti ed autonomi, per lo sviluppo dell'imprenditorialità cooperativa".

 

ARTICOLO 2
(Consulta regionale della cooperazione).

1. E' istituita presso la Giunta regionale la Consulta regionale della cooperazione, con funzioni consultive e propositive.

2. La Consulta è composta:

a) dall'assessore regionale alla cooperazione che la presiede;

b) da un esponente designato da ciascuno degli organismi riconosciuti di rappresentanza del movimento cooperativo umbro, di seguito denominati Centrali cooperative;

c) da 6 membri eletti dal Consiglio regionale, con voto limitato a 4, scelti tra esperti in materia di cooperazione.

3. La Consulta viene integrata dall'assessore regionale preposto alla materia di volta in volta trattata o da un suo delegato.

4. La Consulta è nominata e costituita con decreto del Presidente della Giunta regionale e dura in carica quanto il Consiglio regionale.

5. Le funzioni di segretario della Consulta sono svolte da un funzionario regionale designato dall'assessore alla cooperazione.

 

ARTICOLO 3
(Compiti della Consulta).

1. La Consulta regionale della cooperazione ha i seguenti compiti:

a) formula proposte per gli interventi programmatici e legislativi della Regione in materia di cooperazione;

b) esprime il parere sui criteri adottati dal comitato di valutazione di cui all'art. 6;

c) formula proposte per il coordinamento degli interventi in materia di cooperazione, al fine di realizzare un razionale utilizzo delle risorse locali, regionali, nazionali e comunitarie;

d) formula proposte per l'attività di raccolta, elaborazione e divulgazione dei dati presenti nel S.I.R., in materia di imprese cooperative;

e) propone alla Giunta regionale i criteri da seguire nella ripartizione fra le Centrali cooperative dei contributi di cui all'art. 4.

2. La Consulta per il suo funzionamento può dotarsi di un apposito regolamento interno.

3. Il presidente della Consulta riferisce annualmente alla competente commissione consiliare sulla attività svolta in rapporto alle politiche regionali di promozione e sostegno della cooperazione.

 

ARTICOLO 4
(Centrali cooperative).

1. La Regione riconosce il ruolo delle Centrali cooperative per la funzione di rappresentanza, assistenza e consulenza che esse svolgono al fine di promuovere e qualificare la società cooperativa e di integrarla nel sistema produttivo regionale.

2. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 1 la Giunta regionale eroga alle Centrali riconosciute un contributo annuale tenuto conto della diffusione e consistenza delle strutture organizzative e della qualità e quantità dei servizi offerti da ciascuna di esse.

3. Le Centrali cooperative, entro il 31 gennaio, comunicano alla Giunta regionale il proprio programma di attività e una relazione delle iniziative realizzate nell'anno precedente con il contributo della Regione.

 

ARTICOLO 5
(Strutture consortili operanti nel settore del credito).

1. La Regione sostiene le iniziative consortili promosse da soggetti operanti nel settore della cooperazione quando non riconducibili a specifiche normative di settore, dirette in particolare:

a) ad agevolare l'accesso al credito a breve e medio termine;

b) a favorire il finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali e i processi di ristrutturazione aziendale;

c) a promuovere una azione contrattuale di raccolta di risorse sui mercati finanziari;

d) a sviluppare il sistema della mutua garanzia;

e) a collaborare alla creazione di una rete delle istituzioni finanziarie;

f) a migliorare la comunicazione tra imprese e sistema bancario, anche al fine del miglior utilizzo de gli strumenti finanziari esistenti.

2. La Giunta regionale eroga contributi annuali per alimentare i fondi istituiti nell'ambito delle strutture di cui al comma 1, che contribuiscono sia alla concessione della garanzia fideiussoria, sia alla concessione dei contributi in conto interesse di cui al comma 3, lettere c) e d) dell'art. 15 della legge regionale 2 novembre 1993, n. 12. Al fine di agevolare l'accesso a credito a breve e medio termine dei soggetti operanti nel settore della cooperazione sociale pur non organizzati in strutture consortili la Giunta regionale stipula convenzioni con istituti di credito bancario di cui al comma 4 dell'art. 15, della legge regionale 2 novembre 1993, n. 12, destinando a tal fine quota parte pari al 25 per cento dello stanziamento previsto al comma 1, lett. b), dell'art. 13 della presente legge.


Note:
Nota all'art. 5, comma 2:
Il testo dell'art. 15 della legge regionale 2 novembre 1993, n. 12, recante "Norme di attuazione della legge 8 novembre 1991, n. 381, sulla disciplina delle cooperative sociali" (pubblicata nel B.U.R. n. 48 del 10 novembre 1993), è il seguente:

"5. Tipologie di interventi.

1. La Regione, al fine di favorire le capacità operative e l'efficacia delle occasioni di sviluppo del settore mediante gli interventi sinergici di enti pubblici ed enti cooperativi, dispone un sistema di incentivi generali finalizzati alla produzione, sostegno e sviluppo del settore ed incentivi specifici a favore di singole iniziative di cooperative o consorzi.

2. Gli incentivi generali concernono:

a) finanziamenti di attività volte alla razionalizzazione ed allo sviluppo delle risorse umane della cooperazione sociale o ad essa correlate;

b) finanziamento di iniziative consortili finalizzate allo sviluppo di attività integrate fra cooperative;

c) concessione ad enti locali di contributi finalizzati alla sottoscrizione di quote di capitale sociale in qualità di soci sovventori ai sensi dell'art. 4 della legge 31 gennaio 1992, n. 59 e dall'art. 11 della legge 8 novembre 1991, n. 381.

3. Gli interventi specifici concernono:

a) iniziative di sostegno alla fase di avvio dei consorzi;

b) contributi per il sostegno di iniziative di sperimentazione di nuovi servizi o di nuove metodologie d'intervento;

c) contributi in conto interesse per crediti di esercizio nella misura massima del 3 per cento;

d) contributi in conto interesse per programmi di investimento, di sviluppo e sostegno nella misura massima del 3 per cento.

4. La Giunta regionale è autorizzata a stipulare convenzioni con consorzi fidi per la cooperazione o con istituti di credito bancario per l'erogazione di contributi in conto interesse di cui alla lettera c) del precedente comma".

 

ARTICOLO 6
(Progetti di cooperazione e integrazione).

1. La Regione sostiene e favorisce processi di cooperazione e di integrazione tra imprese cooperative e tra queste ed altri soggetti della comunità regionale al fine di ottimizzare l'uso delle risorse pubbliche e di accrescere l'efficienza delle misure agevolative.

2. I progetti relativi possono essere presentati da consorzi di cooperative, da più cooperative in associazione tra loro, e da altri soggetti operanti nel settore della cooperazione, anche per il tramite delle Centrali cooperative.

3. I progetti, non riconducibili alla vigente normativa regionale per i singoli settori possono riguardare:

a) iniziative di integrazione intercooperativa;

b) certificazioni delle produzioni, dei servizi e della qualità aziendale;

c) acquisizione di know how, tecnologie e metodi di produzione compatibili con l'ambiente;

d) qualificazione della struttura organizzativa;

e) rapporto con il mercato e l'utenza.

4. Particolare priorità è attribuita ai progetti che consentono un incremento dei livelli occupazionali.

5. Nella valutazione dei progetti costituiscono altresì parametri preferenziali l'adozione di istituti della qualità , quali i bilanci sociali e i codici etici.

6. Per il finanziamento dei progetti aventi dette finalità la Regione provvede alla necessaria dotazione di risorse anche mediante l'utilizzo di fondi comunitari, sulla base di quanto previsto dalle vigenti normative e, qualora necessario, stanziando con legge di bilancio appositi fondi sul capitolo 5563 istituito con la presente legge.

7. La Regione riconosce ai soggetti operanti nel mondo della cooperazione un contributo per la redazione dei progetti, nella misura del 25 per cento della spesa riconosciuta ammissibile secondo modalità e criteri definiti dalla Giunta regionale entro 30 giorni dall'approvazione della presente legge.

8. La Regione istituisce, presso l'Area economia e lavoro, un comitato di valutazione formato da dipendenti di tutte le strutture regionali interessate, con il compito di esaminare i progetti presentati.

9. I criteri di valutazione dei progetti e le modalità di concessione dei finanziamenti sono sottoposti al preventivo parere della Consulta di cui all'art. 2, nonchè della commissione di cui all'art. 17 della legge regionale 2 novembre 1993, n. 12, per i progetti che riguardano le cooperative sociali, e vengono approvati con deliberazione della Giunta regionale.


Note:
Nota all'art. 6, comma 9:
Il testo dell'art. 17 della legge regionale 2 novembre 1993, n. 12 (si veda la nota all'art. 5, comma 2), è il seguente:

"17. Commissione regionale per la cooperazione sociale.

1. E' istituita presso la Giunta regionale la commissione regionale per la cooperazione sociale della quale fanno parte:

a) l'Assessore regionale ai servizi sociali che la presiede o un suo delegato;

b) il dirigente responsabile dell'Ufficio coordinamento delle attività socio-sanitarie della Giunta regionale o un suo sostituto;

c) il dirigente responsabile del Settore dell'artigianato, commercio e cooperazione della Giunta regionale o suo sostituto;

d) il direttore dell'Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione o suo delegato;

e) tre rappresentanti effettivi e supplenti, con comprovata esperienza nel settore sociale, designati dalle associazioni regionali delle cooperative più rappresentative, che risultino aderenti alle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, riconosciute ai sensi dell'art. 5 del decreto legislativo 14 dicembre 1947, n. 1577 e successive modificazioni ed integrazioni del capo provvisorio dello Stato;

f) tre esperti in materia di cooperazione sociale eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a due;

g) un rappresentante dell'ANCI regionale.

2. La nomina dei componenti è effettuata dalla Giunta regionale.

3. Ai componenti della commissione estranei all'amministrazione spetta una indennità forfettaria per ogni giornata di seduta di lire cinquantamila nonchè il rimborso delle spese previsto dalle vigenti disposizioni per il personale regionale di più elevato livello funzionale".

 

ARTICOLO 7
(Promozione della cooperazione sul territorio).

1. La Giunta regionale per la promozione della cooperazione potrà avvalersi di forme diverse di articolazione territoriale e sociale anche mediante la stipula di convenzioni con enti locali, Centrali cooperative, Associazioni sindacali dei lavoratori e Associazioni di categoria.

 

ARTICOLO 8
(Unità informativa per la cooperazione).

1. Presso l'Area economia e lavoro è istituita una unità informativa per la cooperazione, alla quale sono attribuiti i seguenti compiti:

a) definire le regole di scambio dei dati tra le strutture regionali interessate, al fine di osservare il fenomeno cooperativo nel suo insieme;

b) raccogliere e normalizzare i dati dei vari enti operanti nel settore, attraverso il loro collegamento in rete;

c) organizzare l'integrazione e l'aggiornamento dei dati;

d) predisporre un sistema esperto di supporto alle politiche regionali di intervento a favore delle imprese cooperative;

e) assicurare agli organismi pubblici e privati operanti nel settore la fruibilità delle informazioni trattate;

f) esplicare attività di ricerca e studio del bacino cooperativo umbro;

g) monitorare gli effetti degli interventi pubblici nel settore della cooperazione;

h) monitorare il termine di pagamento per la fornitura dei servizi resi alla pubblica amministrazione da società cooperative.

2. L'unità informativa per la cooperazione opera in raccordo con le Centrali cooperative, con le quali la Giunta regionale può stipulare apposite convenzioni per acquisire annualmente tutte le informazioni utili alla conoscenza del fenomeno cooperativo.

3. L'unità informativa per la cooperazione è istituita nell'ambito del Sistema informativo regionale.

 

ARTICOLO 9
(Formazione professionale).

1. La Regione, nell'ambito della propria programmazione in materia di formazione professionale, tiene conto delle iniziative riguardanti il comparto della cooperazione.

2. I progetti formativi trovano attuazione all'interno delle procedure e dei piani annualmente adottati dalle Amministrazioni provinciali, ai sensi della legge regionale 21 ottobre 1981, n. 69 e successive modifiche e integrazioni.


Note:
Nota all'art. 9, comma 2:
La legge regionale 21 ottobre 1981, n. 69, recante "Norme sul sistema formativo regionale" (pubblicata nel B.U.R. n. 58 del 26 ottobre 1981), è stata modificata ed integrata con leggi regionali 11 agosto 1983, n. 30 (in B.U.R. n. 54 del 18 agosto 1983), 12 marzo 1984, n. 16 (in B.U.R. n. 21 del 14 marzo 1984), 26 aprile 1985, n. 33 (in B.U.R. n. 46 del 2 maggio 1985), 13 gennaio 1990, n. I (in B.U.R. n. 3 del 17 gennaio 1990) e 28 maggio 1991, n. 14 (in B.U.R. n. 28 del 5 giugno 1991).

 

ARTICOLO 10
(Attività promozionale).

1. L'attività di promozione sui mercati dei soggetti operanti nel settore della cooperazione è inserita nell'ambito dei piani annuali di promozione della commercializzazione dei prodotti umbri ed ammessa al connesso finanziamento.

2. La Regione favorisce la partecipazione di società cooperative a progetti di cooperazione allo sviluppo.

 

ARTICOLO 11
(Abrogazione).

1. E abrogata la legge regionale 5 maggio 1976, n.20.


Note:
Nota all'art. 11, comma unico:
La legge regionale 5 maggio 1976, n.20, recante "Adozione di provvedimenti diretti alla promozione ed allo sviluppo della cooperazione e dell'associazionismo", è pubblicata nel B.U.R. n. 20 del 12 maggio 1976.

 

ARTICOLO 12
(Norma transitoria).

1. La Consulta di cui alla legge regionale 5 maggio 1976, n. 20, resta in carica fino all'insediamento della Consulta prevista dall'art. 2, cui la Regione provvede nel termine di centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge.


Note:
Nota all'art. 12, comma unico:
Per la legge regionale 5 maggio 1976, n. 20, si veda la nota all'art. 11, comma unico.

 

ARTICOLO 13
(Norma finanziaria).

1. Per l'attuazione degli interventi previsti dalla presente legge sono autorizzati, a carico dello stato di previsione della spesa del bilancio preventivo regionale per l'anno 1997, i seguenti stanziamenti di spesa, sia in termini di competenza che di cassa:

a) lire 350.000.000 per le finalità di cui all'art. 4, con iscrizione al cap. 5561 di nuova istituzione denominato: "Contributi a favore del movimento cooperativo";

b) lire 300.000.000 per le finalità di cui all'art. 5, con iscrizione al cap. 5562 di nuova istituzione denominato: "Contributi diretti ad agevolare l'accesso al credito da parte di imprese cooperative";

c) lire 100.000.000 per le finalità di cui all'art. 6, con iscrizione al cap. 5563 di nuova istituzione denominato: "Contributi per la redazione di progetti diretti a favorire i processi di cooperazione e di integrazione tra le imprese cooperative";

d) lire 50.000.000 per le finalità di cui all'art. 8, con iscrizione al cap. 5515 di nuova istituzione denominato "Spese per l'unità informativa per la cooperazione".

2. All'onere complessivo di lire 800.000.000 previsto al precedente comma si fa fronte come segue:

a) quanto a lire 500.000.000 con pari riduzione dello stanziamento previsto all'esistente cap. 5560 della parte spesa del bilancio regionale 1997;

b) quanto a lire 200.000.000 con quota della disponibilità esistente sul fondo globale del cap. 9710 del bilancio di previsione dell'esercizio 1996, elenco n. 5, allegato a detto bilancio che in attuazione dell'art. 26, commi 5 e 6 della legge regionale 3 maggio 1978, n. 23, viene iscritta nella competenza dell'anno 1997;

c) quanto a lire 100.000.000 con pari riduzione dello stanziamento previsto dall'esistente cap. 2882 della parte spesa del bilancio regionale 1997.

3. La Giunta regionale, a norma dell'art. 28, comma 2 della legge regionale di contabilità n. 23/78 è autorizzata ad apportare al bilancio regionale di previsione per l'anno 1997 le conseguenti variazioni sia in termini di competenza che di cassa.

4. Per gli anni 1998 e successivi l'entità della spesa è determinata annualmente con legge di bilancio, a norma dell'art. 5 della legge regionale n. 23/78.

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione dell'Umbria.

Data a Perugia, addì 6 agosto 1997

 

B R A C A L E N T E
LAVORI PREPARATORI
Disegno di legge:

- di iniziativa della Giunta regionale su proposta dell'assessore Locchi, deliberazione 30 dicembre 1996, n. 9897, atto consiliare n. 813 (VI legislatura).

- Assegnato per il parere alla II commissione consiliare permanente "Affari economici", il 24 marzo 1997.

- Effettuata sull'atto una partecipazione formale che si è svolta il 24 aprile 1997.

- Testo licenziato dalla II commissione consiliare permanente il 29 maggio 1997, con parere e relazioni orali dei consiglieri Pacioni per la maggioranza e De Sio per la minoranza (atto n. 813/bis).

- Esaminato ed approvato dal Consiglio regionale, con emendamenti, nella seduta del 1 luglio 1997, deliberazione n. 371.

- Legge vistata dal Commissario del Governo il 28 luglio 1997.


Note:
Nota all'art. 13, commi 2, lett. b), 3 e 4:
Il testo degli artt. 5, 26 commi 5 e 6, e 28, comma 2, della legge regionale 3 maggio 1978, n. 23, recante "Norme di contabilità regionale in attuazione della legge 19 maggio 1976, n. 335" (pubblicata nel B.U.R. n. 19 del 10 maggio 1978), è il seguente:

"5. Leggi regionale di spesa.

Le leggi regionali che prevedono nuove o maggiori spese ne indicano l'ammontare e la copertura con riferimento al bilancio pluriennale.
Le leggi regionali che prevedono attività o interventi a carattere continuativo o ricorrente determinano di norma solo gli obiettivi da raggiungere e le procedure da seguire, rinviando alla legge di bilancio la determinazione dell'entità della relativa spesa.
In tal caso può essere dato corso alle procedure e agli adempimenti previsti dalla legge, con esclusione degli atti dai quali comunque sorga l'obbligo dell'Amministrazione di assumere impegni a norma del successivo art. 40.
Le leggi regionali che dispongono spese di carattere pluriennale indicano di norma l'ammontare complessivo nonchè la quota eventualmente a carico del bilancio annuale in corso o già presentato al Consiglio rinviando ai successivi bilanci annuali la determinazione delle quote di spesa destinate a gravare su ciascuno dei relativi esercizi.
La quantificazione annuale della spesa può essere prevista per i casi in cui le leggi disciplinano interventi o servizi per i quali la continuità e la regolalità dell'erogazione della stessa spesa nel tempo assume un interesse preminente.
Le leggi che prevedono opere od interventi la cui esecuzione si protragga per più esercizi, possono autorizzare la stipulazione di contratti o comunque l'assunzione di obbligazioni da parte della Regione nei limiti dell'intera somma in esse indicata, fermo restando che formano impegno sugli stanziamenti di ciascun bilancio, ai sensi del successivo art. 40, soltanto le somme corrispondenti alle obbligazioni che vengono a scadere nel corso del relativo esercizio.

26. Fondi globali. - Omissis. Ai fini della copertura finanziaria di spese derivanti da provvedimenti legislativi, non approvati entro il termine dell'esercizio relativo, può farsi riferimento alle quote non utilizzate di fondi globali di detto esercizio purchè tali provvedimenti siano approvati prima del rendiconto di tale esercizio e comunque entro il termine dell'esercizio immediatamente successivo.
In tale caso resta ferma l'assegnazione degli stanziamenti dei detti fondi globali al bilancio nel quale essi furono iscritti, e delle nuove o maggiori spese al bilancio dell'esercizio nel corso del quale si perfezionano i relativi provvedimenti legislativi. Omissis.

28. Variazioni di bilancio. - Omissis. Le leggi regionali che autorizzano nuove o maggiori spese a carico del bilancio già presentato al Consiglio in corso di approvazione - finanziate in tutto o in parte mediante l'utilizzazione dei fondi globali del bilancio precedente, a norma dell'art. 26 - autorizzano la Giunta regionale ad apportare, con propria deliberazione, le conseguenti variazioni al bilancio di competenza e di cassa. Omissis".



 


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