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PARERE n. 25 del 21 settembre 2005


COMITATO CONSULTIVO PER L’APPLICAZIONE DELLE NORME ANTIELUSIVE

Società cooperativa a mutualità prevalente – Scissione parziale – Attività e passività relative all’oggetto sociale – Trasferimento a valore di libro alla società beneficiaria – Liquidazione della società scissa – Valide ragioni economiche - Insussistenza

MASSIMA

“E’ elusiva l’operazione con cui una società cooperativa a mutualità prevalente, venuto meno il numero minimo dei soci prescritto dalla legge, viene dapprima scissa, con trasferimento delle attività e passività relative all’oggetto sociale ad una società beneficiaria a responsabilità limitata di nuova costituzione, e poi posta in liquidazione, per evitare la procedura più lineare, ma anche più onerosa, dello scioglimento e della messa in liquidazione della società, peraltro prescritta in modo specifico, per la fattispecie in esame, dalle norme del codice civile”.

IL COMITATO

ha espresso il seguente parere.

PREMESSE DI FATTO

Nell’istanza di interpello rivolta a questo Comitato dal sig. -----------------, nella sua qualità di legale rappresentante pro-tempore della società X Soc. Coop., con sede legale in -------------, viene prospettata un’operazione di scissione parziale, nei termini che seguono:

 

la società X è una cooperativa di tre soci persone fisiche, a mutualità prevalente, avente per oggetto alcune attività artigiane (posa in opera di pavimenti e rivestimenti, opere di imbiancatura e verniciatura, impianti idraulici, sanitari ed elettrici, opere murarie ed attività affini all’edilizia); a fronte della volontà di recesso di un socio, i restanti due non intendono ricostituire il numero minimo di tre soci previsto dalla legge per le piccole cooperative; in conseguenza di ciò, viene progettata un’operazione così articolata:

o recesso del socio;

o costituzione di una società artigiana a responsabilità limitata, alla quale saranno trasferite, a valori storici, le attività e le passività relative all’oggetto sociale “nel rispetto dell’art. 123 bis d.p.r. 917/86”; società che sarà posseduta dai due soci restanti in quote uguali, o “nel rispetto dell’art. 2545 c.c.”, la società cooperativa scissa verrebbe posta in liquidazione devolvendo le riserve indivisibili al “fondo cooperative”;

o la società scrivente dichiara di avere scelto una soluzione “in piena neutralità fiscale e quindi senza fini elusivi” e precisa che le quote di partecipazione dei soci non verrebbero cedute a terzi e non si profila una successiva liquidazione della società beneficiaria “o il compimento di altri atti o negozi che possano concretizzare un disegno elusivo”;

o la scrivente dichiara inoltre che l’operazione “ha il solo scopo di ristrutturare in maniera meno gravosa l’attività d’impresa che verrebbe svolta nella forma societaria idonea al nuovo assetto societario”.

MOTIVI

Va preliminarmente notato che l’art. 2522, del codice civile, dopo avere stabilito il numero minimo dei soci per la costituzione di una società cooperativa, al terzo comma precisa che: “Se successivamente alla costituzione il numero dei soci diviene inferiore a quello stabilito nei precedenti commi, esso deve essere integrato nel termine massimo di un anno, trascorso il quale la società si scioglie e deve essere posta in liquidazione”.

Per le società cooperative a mutualità prevalente, quale è la società istante, l’art. 2514, primo comma, lett. d), c.c. prevede anche “l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo”.

Inoltre, per le società cooperative a mutualità prevalente, l’art. 2545-decies, c.c. esclude la possibilità della trasformazione “in una società del tipo previsto dal titolo V, capi II, III, IV, V, VI e VII, o in consorzio”.

Nel caso di specie, l’istanza è totalmente carente sotto il profilo documentale. Nella scarna descrizione dell’operazione fatta dall’istante, si esclude l’intenzione di ricostituire il numero minimo dei soci prescritto dalla legge, venuto meno per la volontà di recesso di un socio.

L’operazione prospettata nell’istanza tende a “preparare” la liquidazione della società cooperativa – per la quale, data la mutualità prevalente, non sarebbe possibile la trasformazione – attraverso una scissione parziale, con cui la società X verrebbe “svuotata” delle attività e passività relative all’oggetto sociale. In specie, le attività e le passività relative all’oggetto sociale sarebbero trasferite, a valori storici, ad una società artigiana a responsabilità limitata appositamente costituita, mentre la società cooperativa scissa verrebbe posta in liquidazione, devolvendo le riserve indivisibili al “fondo cooperative”.

Si precisa incidentalmente che, dopo il D. Lgs. n. 344/2003, la norma sulle scissioni di società è oggi quella di cui all’art. 173 del D.P.R, n. 917/1986, e non quella di cui all’art. 123-bis, erroneamente invocata dall’istante. Nel quadro normativo appena citato, il ricorso alla scissione parziale surroga una trasformazione non ammessa dalla legge per le società cooperative a mutualità prevalente. La stessa società istante riconosce, infatti, che l’operazione “ha il solo scopo di ristrutturare in maniera meno gravosa l’attività d’impresa che verrebbe svolta nella forma societaria idonea al nuovo assetto societario”.

Tutto ciò premesso, l’operazione descritta nell’istanza appare priva di valide ragioni economiche, in quanto compiuta nell’interesse esclusivo dei soci, per evitare la procedura più lineare, ma anche più onerosa, dello scioglimento e della messa in liquidazione della società, peraltro prescritta, per la fattispecie in esame, dalle norme del codice civile citate.

Per quanto precede, il Comitato esprime il seguente

PARERE

“E’ elusiva l’operazione con cui una società cooperativa a mutualità prevalente, venuto meno il numero minimo dei soci prescritto dalla legge, viene dapprima scissa, con trasferimento delle attività e passività relative all’oggetto sociale ad una società beneficiaria a responsabilità limitata di nuova costituzione, e poi posta in liquidazione, per evitare la procedura più lineare, ma anche più onerosa, dello scioglimento e della messa in liquidazione della società, peraltro prescritta in modo specifico, per la fattispecie in esame, dalle norme del codice civile”.



 


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