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Analisi e commento della Circolare Coop 35/E del 9 aprile 2008


Romano MOSCONI

Con la Circolare in commento, l’Agenzia delle Entrate modifica sostanzialmente il proprio indirizzo riguardo la tassazione delle cooperative a mutualità prevalente. Ricordando infatti la contestata interpretazione data inizialmente con riferimento a quanto disposto con l’articolo 1 della Lg. 311/2004, commi 460 e seg., è possibile osservare ora come la recente circolare rappresenti un momento di sostanziale correzione del precedente indirizzo nella linea di una invocata corretta adesione alla lettera e alla sostanza della disposizione di legge del 2004.
Come già indicato in precedenti interventi, la norma appena ricordata ha previsto che le cooperative a mutualità prevalente potessero godere di una agevolazione per le imposte sul reddito pari al 70 per cento (80 per cento le cooperative agricole), mentre le cooperative a mutualità di tipo diverso (non prevalente) vedono un reddito esente da imposizione pari al 30 per cento. A fronte di tale determinazione legislativa, l’Agenzia delle Entrate sostenne, solamente per le cooperative a mutualità prevalente che, qualunque fosse la somma delle agevolazioni di cui poteva godere la cooperativa, la parte esente del reddito non poteva superare il 70 per cento dell’utile di esercizio, ricomprendendo all’interno di tale limite anche l’ammontare degli eventuali ristorni distribuiti ai soci successivamente alla determinazione dell’utile.
Con la presente circolare, l’Agenzia delle Entrate coglie l’occasione per riepilogare e definire proprio il trattamento fiscale dei ristorni delle società cooperative, ponendosi anche in linea e in sostanziale adesione con quanto determinato in materia dalla Commissione di studio sulle cooperative del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. Si ribadiscono così in modo molto chiaro e preciso concetti che fanno parte della cultura cooperativa e che rappresentano i veri e propri capisaldi del funzionamento di tali società.
1.“I ristorni sono profitti netti della cooperativa derivanti dalla attività con i soci, attribuiti ai soci stessi in proporzione agli scambi mutualistici intercorsi con la cooperativa nel corso dell’anno”.
2.“I ristorni sono deducibili dal reddito imponibile e non costituiscono dividendi”.
3.“I ristorni rappresentano:
a – somme attribuite ai soci delle cooperative di produzione e lavoro sotto forma di integrazione retributiva, erogati in sede di approvazione del bilancio di esercizio in misura non superiore al 30 per cento dei trattamenti complessivi;
b – somme attribuite ai soci delle cooperative di utenza a titolo di restituzione di una parte del prezzo dei beni e servizi acquistati;
c – somme attribuite ai soci delle cooperative di produzione quale maggiore compenso per i conferimenti effettuati.”
4.I ristorni possono essere erogati ai soci sia in forma diretta che indiretta. Nel primo caso il risparmio di spesa o la maggiore retribuzione o compenso, determinando rispettivamente minori ricavi o maggiori compensi, “comporta il conseguimento di un minor reddito”. Nel secondo caso (attribuzione in forma indiretta) la medesima operazione si realizza attribuendo i ristorni successivamente alla formazione dell’utile. Si afferma così, anche in base alla dottrina della Corte di Cassazione, il principio di identità fra i due diversi procedimenti di attribuzione del ristorno, con la conseguenza (così afferma la circolare in esame) che “la tassazione in capo alla cooperativa dovrebbe essere identica” nei due casi.
Sulla base di tale presupposto di indifferenza fiscale, l’Agenzia delle Entrate riconosce poi un ulteriore elemento di indifferenza che consente sia di confermare quanto affermato con la circolare n.53 del 18 giugno 2002, sia di ribadire i più recenti indirizzi di prassi fiscale che si oppongono al permanere di un “doppio binario fra risultato civilistico del bilancio e risultato valido ai fini fiscali, ricercando in conseguenza la formazione delle voci fiscalmente rilevanti dell’esercizio all’interno dello schema contabile fissato dal codice civile.
La circolare infatti afferma che i ristorni sono deducibili per competenza nell’esercizio in cui maturano gli elementi di reddito che sono di presupposto per la determinazione dei ristorni medesimi. In concreto quindi, i ristorni si possono imputare sia direttamente al conto economico dell’esercizio di competenza (soluzione raccomandata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti in specifica raccomandazione espressa sul tema), per il quale si qualificano come poste di integrazione o di conguaglio dei costi (retribuzioni e compensi) o come poste di integrazione dei ricavi, sia dedurre in sede di dichiarazione dei redditi nel caso in cui vengano considerati quale impiego degli utili.
Dovendo raccordare tale interpretazione con la lettera dei commi 460 e seguenti dell’art.1 della legge 30 dicembre 2004, n.311, la soluzione viene correttamente indicata nel considerare il calcolo del trenta per cento (venti per cento per le cooperative agricole) del reddito comunque imponibile per le cooperative a mutualità prevalente al netto della distribuzione dei ristorni. Infatti, così recita la circolare, “il ristorno ai sensi dell’articolo 2545-sexies c.c. ha una disciplina distinta rispetto a quella dell’utile e pertanto non rientra nella nozione di utile netto recata dal citato comma 460”.



 


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