Cerca:    
Giorno: 21/11/2017  Ora
Login Form

Username:

Password:

Il bilancio sociale


Il bilancio sociale quale nuovo strumento di rappresentazione giuridico-contabile della funzione sociale della società cooperativa.
Di Romano MOSCONI

Il bilancio sociale, che negli ultimi tempi sembra assumere in varie tipologie d’impresa una funzione autocelebrativa, può diventare nelle cooperative un vero strumento di qualificazione mutualistica a condizione però che si leghi indissolubilmente al bilancio di esercizio e si possa caratterizzare quale informazione complementare finalizzata ad integrare la rappresentazione veritiera e corretta, propria di quest’ultimo. In tale veste il bilancio sociale appare addirittura idoneo a certificare nuove schematizzazioni contrattuali nella cooperativa di lavoro, quale quella del “lavoratore collettivo”.
______________

L’approssimarsi della conclusione dell’esercizio 2005 risulta per le società cooperative sempre più carico di obblighi per quella che dovrà essere la dimostrazione della propria caratterizzazione mutualistica. Giunti infatti al temine del primo biennio di osservazione delle risultanze della gestione, da verificare in diretta connessione con il mantenimento della mutualità prevalente, le cooperative si trovano di fronte
-alla necessità di rilevare i parametri contabili di conto economico fissati dall’art.2513 C.C.,
- alla necessità di rilevare l’ammontare delle risorse disponibili per la determinazione dei ristorni da attribuire ai soci, allocandoli contabilmente fra i costi di esercizio, e infine
-alla necessità di rappresentare ai propri soci e al mondo circostante (gli stakeholders), l’effettiva azione svolta nell’ambito della attività mutualistica dell’impresa, nella quale riconoscere l’attuazione della propria funzione sociale, come voluta e rappresentata dal legislatore costituzionale.
Da anni tale ultima rappresentazione trova attuazione e coincidenza nella redazione del c.d. Bilancio sociale che, però, ancorché si rivendichi per tale documento un contenuto di notizie certe e sicure, non sempre appare in grado di rispettare i postulati che si pongono quale presupposto delle informazioni contabili e non, che vengono fornite al suo interno.
A conferma di ciò, recenti rapporti di stakeholders organizzati hanno messo in evidenza come tale documento, che dovrebbe rappresentare lo strumento appropriato per evidenziare una qualità di funzionamento delle imprese criticamente verificabile dagli utenti dei servizi e dei beni prodotti, diventa spesso una manifestazione di apprezzamento autoreferenziata, non soggetta ad alcuna forma di reale verifica o controllo.
Come risaputo, i postulati di redazione del Bilancio sociale, fissati dal Gruppo di Studio costituito per lo scopo, rinviano espressamente i propri contenuti ai principi etici nonchè alla dottrina e alla prassi giuridico-contabile, ripetendo in gran parte i medesimi postulati che governano il bilancio di esercizio. Si parla infatti di
-neutralità, riconoscendo la necessità che l’informazione data non sia subordinata a specifici interessi dell’impresa o di parti dominanti all’interno della stessa;
-prudenza, accogliendo la raccomandazione a valutare gli eventi rappresentati in modo da non sopravvalutare le caratteristiche proprie dell’impresa,
-competenza, ricercando la diretta corrispondenza temporale fra i vari fatti che hanno caratterizzato l’attività dell’impresa idonea a manifestare i propri effetti nella società circostante,
-comparabilità, al fine di rendere confrontabili gli effetti sociali di più esercizi successivi, nonchè di imprese operanti nei medesimi settori di attività,
-coerenza, ricercando il riconoscimento possibile di una relazione di causa-effetto fra gli obiettivi prefissati e le scelte strategiche operate ,
-comprensibilità e chiarezza, in modo che quanto rappresentato sia facilmente recepito da tutti i destinatari del documento,
-attendibilità e veridicità, al fine di dare una rappresentazione attendibile e corrispondente al reale contenuto delle azioni imprenditoriali svolte.
Sempre secondo il citato modello del Gruppo di Studio, il Bilancio sociale deve svilupparsi nei tre diversi ambiti di rappresentazione della “identità aziendale nella contabilità sociale”, del “rapporto sociale” sui fatti evidenziati e del “calcolo e della distribuzione del valore aggiunto”. Appare così evidente come, in assenza di obblighi e condizioni poste dalla legge, qualunque informazione rappresentata all’interno del documento considerato possa avere margini di estrema soggettività, senza che alcuna censura possa essere nei fatti formulata nel caso in cui venga meno il rispetto dei postulati sopra evidenziati.
Al contempo è facile rilevare come proprio per le società cooperative, anche a seguito della riforma del codice civile, tale documento possa effettivamente risultare, più che per altre tipologie societarie, lo strumento idoneo di rappresentazione e comunicazione del rispetto della loro natura mutualistica e del conseguimento della loro funzione sociale. Per tale motivo, in tali società appare indispensabile dotare il Bilancio sociale di un contenuto maggiormente raccordabile con il bilancio di esercizio, ricercando una modalità di rappresentazione maggiormente soggetta ad obblighi di legge. E’ per tale motivo che si ritiene opportuno che il bilancio sociale, alla stregua di quanto prescritto dall’art.2545 C.C. per la relazione annuale sul carattere mutualistico della cooperativa, debba trovare la sua collocazione all’interno delle comunicazioni sociali ( relazioni al bilancio) che gli amministratori e i sindaci producono in occasione della approvazione del bilancio di esercizio. Solo in tal modo infatti sorgerebbe contestualmente l’obbligo, sanzionabile in caso di mancato rispetto, di informazione veritiera e corretta ai soci e quindi agli ulteriori stakeholders interessati al contenuto di tale documento. A loro volta le informazioni contabili che fossero di riferimento o contenute nel documento dovrebbero trovare una opportuna quadratura con i valori espressi nel bilancio di esercizio e una loro rappresentazione di dettaglio nella nota integrativa. Volendo esemplificare quanto appena indicato, è possibile osservare come la citata “Contabilità sociale” si riferisca nelle cooperative alla composizione della base sociale e alle relazioni economiche patrimoniali, dirette ed indotte, che l’attività d’impresa genera nei confronti dei soci e delle categorie nelle quali questi ultimi si ripartiscono. E’ facile rilevare allora che, come indicato inizialmente, in una cooperativa di lavoro tale rappresentazione si ricollega effettivamente e con altrettanto rilievo, alla realizzazione dei rapporti da cui derivano:
-la quantificazione nel conto economico del costo del lavoro in misura tale da evidenziare il rispetto della mutualità prevalente;
-la determinazione dell’ammontare dei ristorni attribuibili ai soci;
-l’accertamento della maggiore retribuzione eventualmente attribuita ai soci, rispetto ai non soci, ed il suo incremento nel corso del tempo;
-la rappresentazione delle quote di partecipazione al capitale sociale e la loro remunerazione, in relazione all’appartenenza in una od altra categoria;
-la dimostrazione dell’effetto di salvaguardia dell’occupazione tramite l’evidenza dell’incremento del numero dei soci nel corso degli esercizi, nonchè la loro suddivisione per sesso, età, qualificazione professionale, culturale, ecc.;
-la quantificazione dell’attività svolta a favore delle famiglie dei soci, attraverso il sostenimento di costi finalizzati alla realizzazione di servizi sociali (asili, libri scolastici, borse di studio, ecc.).
E’ facile rilevare allora come quanto appena indicato può effettivamente trovare posto sia in una relazione degli organi sociali, sia in una rappresentazione contabile che possa essere riscontrata nei dati del bilancio dell’esercizio. E’ per tale motivo che da alcune parti si comincia a guardare al Bilancio sociale delle cooperative di lavoro come allo strumento in grado di certificare una possibile e nuova schematizzazione, anche contrattuale della prestazione di lavoro nelle cooperative. E’ risaputo infatti che alla base dell’inquadramento contrattuale dei soci lavoratori si pone una schematizzazione convenzionale che individua una contrapposizione della società cooperativa, persona giuridica e datore di lavoro nei confronti dei propri soci lavoratori, che risponde esclusivamente alla necessità di individuare costantemente nei rapporti di lavoro il soggetto titolare di responsabilità, diritti ed obbligazioni nei confronti del lavoratore socio. Tale modello, che risponde esclusivamente alle necessità giuridico-contrattuali appena indicate, nei fatti potrebbe non trovare alcuna coincidenza nella reale dinamica dei rapporti sociali interni alla cooperativa, potendo non esistere, addirittura non dovendo teoricamente esistere, alcuna contrapposizione di interessi fra il gruppo dei soci lavoratori che realizza l’attività in termini di partecipazione ed interessi condivisi ed il singolo socio lavoratore che tale condivisione realizza con la sua partecipazione. Si afferma così un nuovo modello giuridico-contrattuale che, recuperando situazioni e rapporti giuridici da sempre esistenti nelle società cooperative, può essere sinteticamente definito come “lavoratore collettivo”, cui potrebbe corrispondere anche un nuovo tipo di contratto di lavoro. Tale modello che tende a superare nella cooperativa, le attuali assimilazioni agli schemi contrattuali propri delle imprese non cooperative, trae i suoi presupposti dalla modificazione della legge 142/2001 che è stata introdotta dall’art.9 della legge. 30/2003, la così detta legge Biagi, e poggia la sua affermazione proprio sulla sopra individuata nuova modalità di redazione e collocazione del Bilancio Sociale all’interno dei documenti obbligatori del Bilancio di esercizio.
Se si considera infatti una cooperativa di lavoro, è possibile cogliere nella sua gestione d’impresa le seguenti caratteristiche.
1.Svolgimento in comune dell’attività lavorativa
2.Realizzazione di una impresa che non vede il lavoro quale componente strumentale per la realizzazione di un prodotto, bensì essa stessa è strumentale alla realizzazione dell’attività lavorativa dei soci, la cui attuazione rappresenta il conseguimento dello scopo sociale dell’impresa cooperativa.
3.Costruzione di regole condivise di comportamento che escludono l’ipotesi di interessi contrapposti all’interno del gruppo, con la conseguenza che appare privo di alcun significato ipotizzare la cooperativa quale datore di lavoro dei soci lavoratori che la compongono.
Non si individua quindi nei fatti nulla che possa coincidere con la configurazione giuridica convenzionalmente disegnata nei contratti vigenti e nelle connesse disposizioni amministrative che ne regolano aspetti rilevantissimi.
E’ infatti l’insieme dei soci che configura la cooperativa e la caratterizza nei confronti del mondo esterno ed è l’attività lavorativa che gli stessi svolgono che realizza l’oggetto sociale ed il conseguimento del vantaggio comune. E’ quindi in relazione a tale serie di aspetti che l’insieme dei soci che lavorano può vedersi attribuita la citata qualificazione di “lavoratore collettivo”, facendo venir meno la indicata contrapposizione convenzionale di interessi fra cooperativa-datore di lavoro e soci-lavoratori.
L’obbligo di riconoscere la cooperativa come effettiva entità collettiva e mutualistica, che a questo punto si contrappone, non ai propri soci, ma al “datore di lavoro-committente”, dovrebbe poggiare i propri presupposti sul corrispondente obbligo, posto in capo al “lavoratore collettivo”, di farsi riconoscere come tale, attraverso la esplicitazione di requisiti e caratterizzazioni idonee allo scopo. Anche a tale scopo risulterebbe funzionale la redazione di un bilancio sociale con le caratteristiche formali della comunicazione sociale, cui potrebbe fare seguito anche l’attribuzione di una pubblicità generalizzata alle risultanze della revisione cooperativa biennale svolta dalla autorità di vigilanza.



 


Torna Indietro
Il parere dei nostri esperti

Problemi di gestione ed amministrazione?
Fai una domanda.
Consulta casi e questioni.

Agenda